Zbigniew Herbert

Due gocce

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

I boschi bruciavano -
e loro
s'intrecciavano le mani intorno al collo
come mazzi di rose

la gente correva nei rifugi -
lui diceva mia moglie ha capelli
in cui ci si può nascondere

avvolti nella stessa coperta
sussurravano parole prive di vergogna
litania d'innamorati

Quando il pericolo era grande
si saltavano negli occhi
chiudendoli forte

così forte da non sentire il fuoco
che gli arrivava alle ciglia

fino alla fine coraggiosi
fino alla fine fedeli
fino alla fine somiglianti
come due gocce
sospese sull'orlo d'un viso


Il Signor Cogito medita sulla sofferenza

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

Tutti i tentativi di allontanare
il cosiddetto calice amaro —
con la riflessione
l'impegno frenetico a favore dei gatti randagi
gli esercizi di respirazione
la religione —
sono falliti

bisogna accettare
chinare mitemente il capo
non torcersi le mani
ricorrere alla sofferenza con misura e dolcezza
come a una protesi
senza falso pudore
ma anche senza inutile orgoglio

non sventolare il moncherino
sulle teste degli altri
non picchiare col bastone bianco
alle finestre dei sazi

bere l'estratto d'erbe amare
ma non fino in fondo
lasciarne avvedutamente
qualche sorso per l'avvenire

accettare
ma al tempo stesso
distinguere dentro di sé
e possibilmente
trasformare la materia della sofferenza
in qualcosa o qualcuno

giocare
con essa
ovviamente
giocarci

scherzare con essa
con grande cautela
come con un bambino malato
per strappare alla fine
con sciocchi giochetti
un esile
sorriso


La nostra paura

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

La nostra paura
non porta camicia da notte
non ha occhi di civetta
non solleva il coperchio della bara
non spegne la candela

non ha neppure la faccia d'un morto

la nostra paura
è un biglietto
trovato in tasca
"avvertire Wójcik
il nascondiglio di via Dluga scotta"

la nostra paura
non vola sulle ali della tempesta
non si posa sulla torre d’una chiesa
è terraterra

ha la forma d’un fagotto
avvoltolato in fretta
con indumenti caldi
provviste
e un’arma

la nostra paura
non ha il viso d’un morto
i morti per noi sono benevoli

li portiamo sulle spalle
dormiamo sotto la stessa coperta
chiudiamo loro gli occhi
gli aggiustiamo la bocca


Il ciottolo

da Rapporto dalla città assediata (Adelphi)

Il ciottolo è una creatura
perfetta

uguale a se stesso
attento ai propri confini

esattamente ripieno
di senso pietroso

con un odore che non ricorda nulla
non spaventa nulla non suscita desideri

il suo ardore e la sua freddezza
sono giusti e pieni di dignità

provo un grave rimorso
quando lo tengo nel palmo
e un falso calore
ne pervade il nobile corpo

- I ciottoli non si lasciano addomesticare
fino alla fine ci guarderanno
con un occhio calmo e molto chiaro