Indice di Gini: come misurare (davvero) la concentrazione del traffico SEO

Hai mai notato come poche pagine del tuo sito si portino a casa la parte del leone del traffico?
La homepage, il blog, la pagina prodotti — e poi un lunghissimo elenco di pagine che, messe insieme, pesano meno di quelle tre.

È il principio di Pareto, lo conosciamo bene. Ma “l’80% del traffico viene dal 20% delle pagine” è un’euristica, non una misura.
Come facciamo a sapere se il nostro sito è più o meno concentrato della media? E se vogliamo confrontare due siti tra loro — o lo stesso sito in due momenti diversi?

Ci serve un indice che quantifichi la concentrazione in un numero solo.
Un numero che vale 0 quando tutto è distribuito in parti uguali, e 1 quando una singola pagina si prende tutto. Tra questi due estremi, lo spazio di tutte le distribuzioni reali.

Questo numero esiste. Si chiama indice di Gini, e misura la concentrazione di una variabile quantitativa trasferibile (una grandezza che può essere redistribuita senza cambiarne il totale: reddito, traffico, quote di mercato). Fu introdotto nel 1912 dallo statistico italiano Corrado Gini proprio per studiare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito.
Da allora è diventato uno degli indicatori più usati in economia, sociologia — e sì, anche in analisi SEO.

Vediamo come funziona.

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