I dati: le 4 scale di misura

Una domanda: quante volte abbiamo visto — o fatto — l’errore di calcolare la posizione media in SERP per un insieme di keyword e usare quel numero come se fosse un dato qualsiasi?
La posizione media è 4,3, la keyword A è 3 e la B è 7, “in media siamo quarti”.
Il problema è che una posizione in classifica non è un numero: è un dato ordinale. La distanza tra la posizione 1 e la posizione 3 non è la stessa che tra la 3 e la 5, e fare la media di numeri che non hanno una distanza interpretabile — questa sì che è una operazione priva di senso.

Prima di fare qualsiasi calcolo su dei dati, dobbiamo chiederci: che tipo di dato è? La risposta decide tutto ciò che possiamo — e non possiamo — fare dopo. E la risposta viene da una classificazione che, pur risalendo al 1946, resta il fondamento di ogni analisi statistica che si rispetti: le 4 scale di misura di Stanley Smith Stevens.

La scala di misura non serve a descrivere i dati: serve a stabilire quali operazioni hanno significato su quei dati. Più una scala contiene informazione, maggiore è il numero di analisi statistiche che possiamo applicare. È questo il criterio che rende la classificazione di Stevens così potente e dura nella pratica.

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