Capita spesso che si esporti l’elenco delle keyword da Search Console o da un tool, e ci si ritrovi davanti a migliaia di righe. Tremila, diecimila query.
Leggerle una per una è impensabile, e raggrupparle a mano “a sentimento” è un lavoro lento, soggettivo e impossibile da rifare.
Eppure quel raggruppamento serve: vogliamo capire quali grandi famiglie di ricerche esistono nel nostro mercato, per decidere dove creare contenuti, quali pagine costruire, su cosa puntare.
La domanda è: possiamo lasciare che siano i dati a rivelarci i gruppi, invece di imporli noi? Trasformare quella montagna di query in pochi insiemi omogenei è il lavoro del clustering delle keyword.
Abbiamo già affrontato un problema vicino, classificare l’intento di una query con il Naive Bayes — ma lì avevamo un ingrediente che oggi ci manca: un insieme di esempi già etichettati da cui imparare. Qui le etichette non ce le ha date nessuno.
È il territorio del clustering, uno degli strumenti più usati del machine learning, e in questo articolo lo costruiamo in R con i suoi due algoritmi classici: il K-means e il clustering gerarchico.