Dhammacakkapavattanasutta (Samyutta Nikaya, 56.11)

Tutto ciò che è essenziale nel Buddismo è nelle Quattro Nobili Verità. Scuole e interpreti si sono succeduti nel tempo, e testi meravigliosi hanno aggiunto note, postille e cambi di priorità e di visione a questo discorso. Tuttavia esso rimane il nucleo essenziale, vivo, imprescindibile per la comprensione del pensiero buddista: è il primissimo sermone del Buddha, pronunciato a Vārāṇasī davanti ai cinque compagni di ascesi, in cui per la prima volta «mette in moto la ruota del Dhamma». Nel Canone pāli il Dhammacakkappavattana Sutta è parte del Samyutta Nikaya, la raccolta dei «Discorsi Riuniti». Il testo è qui tradotto sulla versione inglese di pubblico dominio di Bhikkhu Sujato.

Dhammacakkappavattana Sutta — La messa in moto della Ruota del Dhamma

Così ho udito. Un tempo il Buddha soggiornava presso Vārāṇasī, nel parco delle gazzelle a Isipatana. Là il Buddha si rivolse al gruppo dei cinque monaci:

«Monaci, due estremi non devono essere coltivati da chi ha abbandonato la vita mondana. Quali due? La ricerca dei piaceri dei sensi, che è bassa, volgare, ordinaria, ignobile e vana; e la mortificazione di sé, che è dolorosa, ignobile e vana. Evitando questi due estremi, il Compiuto ha realizzato la via di mezzo, che dona visione e conoscenza, e conduce alla pace, alla conoscenza diretta, al risveglio e al nibbāna.

E qual è questa via di mezzo? È semplicemente questo nobile ottuplice sentiero, cioè: retta veduta, retta intenzione, retta parola, retta azione, retti mezzi di sostentamento, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione. Questa è la via di mezzo che il Compiuto ha realizzato, che dona visione e conoscenza, e conduce alla pace, alla conoscenza diretta, al risveglio e al nibbāna.

Ora, questa è la nobile verità del dolore. La nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore; essere uniti a ciò che non si ama è dolore, essere separati da ciò che si ama è dolore, non ottenere ciò che si desidera è dolore. In breve, i cinque aggregati dell’attaccamento sono dolore.

Ora, questa è la nobile verità dell’origine del dolore. È la brama che conduce a nuove esistenze, accompagnata dal piacere e dall’avidità, che cerca godimento ora qui ora là: cioè la brama dei piaceri dei sensi, la brama di esistere e la brama di non esistere.

Ora, questa è la nobile verità della cessazione del dolore. È lo svanire e la cessazione senza residuo di quella stessa brama: l’abbandonarla, il lasciarla andare, il liberarsene, il non aggrapparvisi.

Ora, questa è la nobile verità della via che conduce alla cessazione del dolore. È semplicemente questo nobile ottuplice sentiero, cioè: retta veduta, retta intenzione, retta parola, retta azione, retti mezzi di sostentamento, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione.

“Questa è la nobile verità del dolore”: così sorse in me la visione, la conoscenza, la saggezza, la realizzazione e la luce, riguardo a cose mai udite prima. “Questa nobile verità del dolore va pienamente compresa”… “Questa nobile verità del dolore è stata pienamente compresa”: così sorse in me la visione…

“Questa è la nobile verità dell’origine del dolore”… “Questa nobile verità dell’origine del dolore va abbandonata”… “Questa nobile verità dell’origine del dolore è stata abbandonata”: così sorse in me la visione…

“Questa è la nobile verità della cessazione del dolore”… “Questa nobile verità della cessazione del dolore va realizzata”… “Questa nobile verità della cessazione del dolore è stata realizzata”: così sorse in me la visione…

“Questa è la nobile verità della via che conduce alla cessazione del dolore”… “Questa nobile verità della via va sviluppata”… “Questa nobile verità della via è stata sviluppata”: così sorse in me la visione, la conoscenza, la saggezza, la realizzazione e la luce, riguardo a cose mai udite prima.

Finché la mia conoscenza e visione di queste quattro nobili verità, nei loro tre giri e dodici aspetti, non fu del tutto purificata, non dichiarai di aver raggiunto il supremo perfetto risveglio in questo mondo con i suoi dèi, i suoi Māra e le sue divinità, fra asceti e brahmani, dèi e uomini.

Ma quando la mia conoscenza e visione di queste quattro nobili verità, nei loro tre giri e dodici aspetti, fu del tutto purificata, allora dichiarai di aver raggiunto il supremo perfetto risveglio in questo mondo con i suoi dèi, i suoi Māra e le sue divinità, fra asceti e brahmani, dèi e uomini. E sorse in me la conoscenza e la visione: “Incrollabile è la mia liberazione; questa è la mia ultima nascita; non vi saranno più esistenze future”.»

Così parlò il Buddha. Soddisfatti, i cinque monaci si rallegrarono delle sue parole.

E mentre questo discorso veniva pronunciato, sorse nel venerabile Koṇḍañña la visione pura e immacolata del Dhamma: «Tutto ciò che è soggetto a sorgere è soggetto a cessare».

E quando il Buddha ebbe messo in moto la Ruota del Dhamma, le divinità della terra levarono il grido: «Presso Vārāṇasī, nel parco delle gazzelle a Isipatana, il Buddha ha messo in moto la suprema Ruota del Dhamma, che nessun asceta o brahmano o dio o Māra o divinità, né alcuno al mondo, potrà mai fermare». Udito il grido delle divinità della terra, gli dèi dei Quattro Grandi Re… gli dèi dei Trentatré… gli dèi di Yama… gli dèi appagati… gli dèi che amano creare… gli dèi che signoreggiano sulle creazioni altrui… gli dèi del seguito di Brahmā levarono il medesimo grido.

E così, in quell’istante, in quel momento, in quell’ora, il grido salì fino al mondo di Brahmā. E questo sistema di diecimila mondi tremò, sussultò e vacillò, e una luce immensa e magnifica apparve nel mondo, superando lo splendore degli dèi.

Allora il Buddha espresse questo sentimento accorato: «Koṇḍañña ha davvero compreso! Koṇḍañña ha davvero compreso!». E fu così che il venerabile Koṇḍañña venne chiamato «Koṇḍañña-che-ha-compreso».