Satipatthana Sutta

Il testo fondamentale del buddismo sulla pratica della presenza mentale (sati), così centrale da figurare due volte nel Canone pāli (qui nella versione del Majjhima Nikāya). Il Buddha vi espone «la via diretta» alla liberazione: la contemplazione metodica di quattro campi dell'esperienza — il corpo, a partire dal respiro; le sensazioni; gli stati della mente; e i fenomeni — osservati con attenzione nuda, momento per momento, senza afferrare nulla. Il testo è qui tradotto sulla versione inglese di pubblico dominio di Bhikkhu Sujato.

Indice del testo

Satipaṭṭhāna Sutta — I quattro fondamenti della presenza mentale

Così ho udito. Un tempo il Buddha soggiornava nel paese dei Kuru, presso una loro cittadina chiamata Kammāsadamma. Là il Buddha si rivolse ai monaci: «Monaci!». «Venerabile signore», risposero. Il Buddha disse:

«Monaci, i quattro fondamenti della presenza mentale sono la via diretta per purificare gli esseri, per superare il dolore e il lamento, per porre fine alla sofferenza e alla tristezza, per trovare il retto metodo, per realizzare il nibbāna.

Quali quattro? Ecco, un monaco dimora contemplando un aspetto del corpo — ardente, lucido e consapevole, libero da bramosia e avversione verso il mondo. Dimora contemplando un aspetto delle sensazioni — ardente, lucido e consapevole, libero da bramosia e avversione verso il mondo. Dimora contemplando un aspetto della mente — ardente, lucido e consapevole, libero da bramosia e avversione verso il mondo. Dimora contemplando un aspetto dei fenomeni — ardente, lucido e consapevole, libero da bramosia e avversione verso il mondo.

1. La contemplazione del corpo

1.1. La presenza mentale sul respiro

E come dimora un monaco contemplando un aspetto del corpo? Ecco, un monaco — recatosi nella foresta, ai piedi di un albero o in una capanna vuota — si siede a gambe incrociate, tiene il corpo eretto e rivolge la presenza mentale a ciò che gli sta dinanzi. Consapevole inspira, consapevole espira.

Inspirando a lungo, sa: “Inspiro a lungo”; espirando a lungo, sa: “Espiro a lungo”. Inspirando brevemente, sa: “Inspiro brevemente”; espirando brevemente, sa: “Espiro brevemente”. Si esercita così: “Inspirerò avvertendo tutto il corpo”; “Espirerò avvertendo tutto il corpo”. Si esercita così: “Inspirerò calmando il processo corporeo”; “Espirerò calmando il processo corporeo”.

Come un abile falegname, o il suo apprendista, quando fa un taglio profondo sa: “Faccio un taglio profondo”, e quando fa un taglio leggero sa: “Faccio un taglio leggero”, così il monaco è consapevole del proprio respiro.

E così egli dimora contemplando un aspetto del corpo internamente, esternamente, e sia internamente sia esternamente. Dimora contemplando, riguardo al corpo, la sua natura di sorgere, la sua natura di svanire, e la sua natura di sorgere e svanire. Oppure la presenza mentale che “il corpo esiste” è stabilita in lui quanto basta per la conoscenza e la consapevolezza. Ed egli dimora indipendente, senza aggrapparsi a nulla nel mondo. Così un monaco dimora contemplando un aspetto del corpo.

1.2. Le posizioni del corpo

Inoltre, quando un monaco cammina sa: “Sto camminando”; quando sta in piedi sa: “Sto in piedi”; quando è seduto sa: “Sono seduto”; e quando è sdraiato sa: “Sono sdraiato”. In qualunque posizione si trovi il suo corpo, egli la conosce.

E così egli dimora contemplando un aspetto del corpo internamente, esternamente, e sia internamente sia esternamente… Anche questo è il modo in cui un monaco dimora contemplando un aspetto del corpo.

1.3. La piena consapevolezza nell’agire

Inoltre, un monaco agisce con piena consapevolezza quando va e quando torna; quando guarda davanti a sé e quando guarda di lato; quando piega e quando distende le membra; quando porta il mantello, la ciotola e le vesti; quando mangia, beve, mastica e assapora; quando orina e defeca; quando cammina, sta in piedi, siede, dorme, veglia, parla e tace.

E così egli dimora contemplando un aspetto del corpo internamente… Anche questo è il modo in cui un monaco dimora contemplando un aspetto del corpo.

1.4. La contemplazione delle impurità

Inoltre, un monaco esamina questo stesso corpo, dalla pianta dei piedi in su e dalla cima dei capelli in giù, racchiuso nella pelle e pieno di molte sorta di impurità: “In questo corpo vi sono capelli, peli, unghie, denti, pelle, carne, tendini, ossa, midollo, reni, cuore, fegato, diaframma, milza, polmoni, intestini, mesentere, cibo non digerito, feci, bile, flegma, pus, sangue, sudore, grasso, lacrime, sego, saliva, muco, liquido sinoviale, urina.”

È come una bisaccia aperta a entrambe le estremità, colma di grani di vario tipo — riso fine, frumento, fagioli, piselli, sesamo e riso comune — che una persona dalla vista acuta, aprendola, esaminasse: “Questi sono chicchi di riso fine, questi di frumento, questi fagioli…”. Allo stesso modo il monaco esamina questo stesso corpo.

E così egli dimora contemplando un aspetto del corpo internamente… Anche questo è il modo in cui un monaco dimora contemplando un aspetto del corpo.

1.5. La contemplazione degli elementi

Inoltre, un monaco esamina questo stesso corpo, in qualunque posizione si trovi, secondo gli elementi: “In questo corpo vi sono l’elemento terra, l’elemento acqua, l’elemento fuoco e l’elemento aria.” È come un abile macellaio, o il suo apprendista, che, ucciso un bue, sedesse a un crocevia con la carne divisa in parti.

E così egli dimora contemplando un aspetto del corpo internamente… Anche questo è il modo in cui un monaco dimora contemplando un aspetto del corpo.

1.6. Le contemplazioni del cimitero

Inoltre, come se un monaco vedesse un cadavere abbandonato in un cimitero — morto da uno, due o tre giorni, gonfio, livido e in putrefazione — egli paragona a quello il proprio corpo: “Anche questo mio corpo è di tale natura, andrà incontro a tale sorte, non potrà sfuggirvi.”

Oppure come se vedesse un cadavere abbandonato in un cimitero, divorato da corvi, falchi, avvoltoi, aironi, cani, tigri, leopardi, sciacalli e da ogni sorta di piccole creature… Oppure uno scheletro con carne e sangue, tenuto insieme dai tendini; uno scheletro imbrattato di sangue ma senza carne, tenuto insieme dai tendini; uno scheletro privo di carne e di sangue, tenuto insieme dai tendini… Oppure ossa disgiunte, sparse in ogni direzione: qui un osso della mano, là uno del piede, qui una caviglia, là uno stinco, qui un femore, là un’anca, qui una costola, là una vertebra, qui un osso del braccio, là uno del collo, qui una mascella, là un dente, qui il cranio… Oppure ossa bianche, del colore delle conchiglie; ossa ammucchiate, vecchie di più di un anno; ossa marcite e ridotte in polvere.

In ciascun caso egli paragona a quello il proprio corpo: “Anche questo mio corpo è di tale natura, andrà incontro a tale sorte, non potrà sfuggirvi.”

E così egli dimora contemplando un aspetto del corpo internamente, esternamente, e sia internamente sia esternamente. Dimora contemplando, riguardo al corpo, la sua natura di sorgere e di svanire. Oppure la presenza mentale che “il corpo esiste” è stabilita in lui quanto basta per la conoscenza e la consapevolezza. Ed egli dimora indipendente, senza aggrapparsi a nulla nel mondo. Anche questo è il modo in cui un monaco dimora contemplando un aspetto del corpo.

2. La contemplazione delle sensazioni

E come dimora un monaco contemplando un aspetto delle sensazioni? Ecco, un monaco, provando una sensazione piacevole, sa: “Provo una sensazione piacevole”; provando una sensazione dolorosa, sa: “Provo una sensazione dolorosa”; provando una sensazione neutra, sa: “Provo una sensazione neutra”. E così riconosce una sensazione piacevole carnale o non carnale, dolorosa carnale o non carnale, neutra carnale o non carnale.

E così egli dimora contemplando un aspetto delle sensazioni internamente, esternamente, e sia internamente sia esternamente. Dimora contemplando, riguardo alle sensazioni, la loro natura di sorgere e di svanire. Oppure la presenza mentale che “le sensazioni esistono” è stabilita in lui quanto basta per la conoscenza e la consapevolezza. Ed egli dimora indipendente, senza aggrapparsi a nulla nel mondo. Così un monaco dimora contemplando un aspetto delle sensazioni.

3. La contemplazione della mente

E come dimora un monaco contemplando un aspetto della mente? Ecco, un monaco riconosce la mente con avidità come “mente con avidità”, e la mente senza avidità come “mente senza avidità”; la mente con avversione e la mente senza avversione; la mente con illusione e la mente senza illusione; la mente contratta e la mente dispersa; la mente ampliata e la mente non ampliata; la mente non suprema e la mente suprema; la mente raccolta nel samādhi e la mente non raccolta; la mente liberata e la mente non liberata.

E così egli dimora contemplando un aspetto della mente internamente, esternamente, e sia internamente sia esternamente… Così un monaco dimora contemplando un aspetto della mente.

4. La contemplazione dei fenomeni

4.1. I cinque ostacoli

E come dimora un monaco contemplando un aspetto dei fenomeni? Ecco, un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo ai cinque ostacoli. Quando in lui è presente il desiderio sensuale, egli sa: “In me è presente il desiderio sensuale”; quando non è presente, sa: “In me non è presente il desiderio sensuale”. Ed egli sa come sorge il desiderio sensuale non ancora sorto, come si abbandona quello già sorto, e come quello abbandonato non sorge più in futuro.

Allo stesso modo egli conosce, in sé, la malevolenza; il torpore e la sonnolenza; l’irrequietezza e il rimorso; il dubbio: sa quando ciascuno è presente e quando no, come sorge, come si abbandona, e come l’abbandonato non sorge più.

E così egli dimora contemplando un aspetto dei fenomeni internamente, esternamente, e sia internamente sia esternamente… Così un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo ai cinque ostacoli.

4.2. I cinque aggregati

Inoltre, un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo ai cinque aggregati dell’attaccamento. Egli contempla: “Questa è la forma, questa è l’origine della forma, questa è la cessazione della forma; questa è la sensazione, questa la sua origine, questa la sua cessazione; questa è la percezione…; queste sono le formazioni mentali…; questa è la coscienza, questa la sua origine, questa la sua cessazione.”

E così egli dimora contemplando un aspetto dei fenomeni internamente… Così un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo ai cinque aggregati dell’attaccamento.

4.3. Le sei sfere dei sensi

Inoltre, un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo alle sei sfere sensoriali interne ed esterne. Egli conosce l’occhio, le forme, e il vincolo che sorge in dipendenza da entrambi; e sa come sorge il vincolo non ancora sorto, come si abbandona quello sorto, e come l’abbandonato non sorge più. Conosce allo stesso modo l’orecchio e i suoni, il naso e gli odori, la lingua e i sapori, il corpo e gli oggetti tattili, la mente e gli oggetti mentali, e il vincolo che sorge in dipendenza da ciascuna coppia.

E così egli dimora contemplando un aspetto dei fenomeni internamente… Così un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo alle sei sfere sensoriali.

4.4. I sette fattori del risveglio

Inoltre, un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo ai sette fattori del risveglio. Quando in lui è presente il fattore del risveglio della presenza mentale, egli sa: “In me è presente il fattore della presenza mentale”; quando non è presente, lo sa; e sa come sorge quello non ancora sorto e come giunge a pieno sviluppo quello sorto. Allo stesso modo per i fattori dell’indagine dei fenomeni, dell’energia, della gioia, della tranquillità, della concentrazione e dell’equanimità.

E così egli dimora contemplando un aspetto dei fenomeni internamente… Così un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo ai sette fattori del risveglio.

4.5. Le quattro nobili verità

Inoltre, un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo alle quattro nobili verità. Egli conosce secondo verità: “Questo è il dolore”, “Questa è l’origine del dolore”, “Questa è la cessazione del dolore”, “Questa è la via che conduce alla cessazione del dolore.”

E così egli dimora contemplando un aspetto dei fenomeni internamente, esternamente, e sia internamente sia esternamente… Così un monaco dimora contemplando i fenomeni riguardo alle quattro nobili verità.


Chiunque sviluppi in questo modo questi quattro fondamenti della presenza mentale per sette anni può attendersi uno di due frutti: la liberazione già in questa vita, oppure, se vi è ancora un residuo di attaccamento, lo stato di non-ritorno. E senza arrivare a sette anni — sei anni, cinque, quattro, tre, due, un anno; sette mesi, sei, cinque, quattro, tre, due, un mese, mezzo mese — e perfino, senza arrivare a mezzo mese, chiunque li sviluppi in questo modo per sette giorni può attendersi uno di questi due frutti.

Per questo è stato detto: “I quattro fondamenti della presenza mentale sono la via diretta per purificare gli esseri, per superare il dolore e il lamento, per porre fine alla sofferenza e alla tristezza, per trovare il retto metodo, per realizzare il nibbāna.” È per questo che l’ho detto.»

Così parlò il Buddha. Soddisfatti, i monaci si rallegrarono delle sue parole.