Il Vangelo di Pietro
Il Vangelo di Pietro è un apocrifo della Passione di cui possediamo un ampio frammento, scoperto nel 1886-87 in una tomba ad Akhmim, nell'Alto Egitto, entro un piccolo codice che conteneva anche porzioni del Libro di Enoch e dell'Apocalisse di Pietro. Composto probabilmente attorno alla metà del II secolo, è il più antico racconto non canonico della morte e resurrezione di Gesù, e conosce e rielabora tutti e quattro i Vangeli canonici. Già nell'antichità fu guardato con sospetto: il vescovo Serapione di Antiochia, verso il 200, ne sconsigliò la lettura per la sua impronta «docetista», che adombra la realtà della sofferenza di Cristo — il Signore «taceva, come se non provasse alcun dolore», e dalla croce grida «Potenza mia, potenza mia, mi hai abbandonato». Notevole è anche la sua tendenza apologetica: la responsabilità della condanna è spostata interamente sui Giudei e su Erode, mentre Pilato viene scagionato. Ma ciò che più colpisce è la scena della resurrezione, fra le più spettacolari di tutta la letteratura cristiana antica: due figure dalle teste che toccano il cielo escono dal sepolcro sorreggendo il Risorto, le cui spalle oltrepassano i cieli, seguiti da una croce che cammina e che risponde, a una voce dall'alto, di aver «predicato a coloro che dormono». Il frammento si apre e si chiude bruscamente, lasciando intravedere un vangelo un tempo completo, narrato in prima persona dall'apostolo Pietro.
Il Vangelo di Pietro
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Ma dei Giudei nessuno si lavò le mani, né Erode né alcuno dei suoi giudici; e poiché non vollero lavarsele, Pilato si alzò.
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E allora Erode il re comandò che il Signore fosse preso, dicendo loro: «Tutto ciò che vi ho ordinato di fargli, fatelo.»
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Stava là Giuseppe, amico di Pilato e del Signore; e, sapendo che stavano per crocifiggerlo, andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù per la sepoltura.
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E Pilato, mandando a chiederlo a Erode, domandò il suo corpo.
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Ed Erode disse: «Fratello Pilato, anche se nessuno l’avesse chiesto, noi lo seppelliremmo, poiché già spunta il sabato; sta scritto infatti nella legge che il sole non tramonti su un uomo messo a morte.»
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E lo consegnò al popolo il giorno prima degli azzimi, la loro festa. Ed essi, preso il Signore, lo spingevano correndo e dicevano: «Trasciniamo il Figlio di Dio, ora che abbiamo potere su di lui.»
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E lo rivestirono di porpora e lo fecero sedere sul seggio del giudizio, dicendo: «Giudica con giustizia, o re d’Israele.»
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E uno di loro portò una corona di spine e la pose sul capo del Signore;
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e altri stavano lì e gli sputavano negli occhi, altri gli percuotevano le guance, altri lo pungevano con una canna, e alcuni lo flagellavano dicendo: «Con questo onore onoriamo il Figlio di Dio.»
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E condussero due malfattori e crocifissero in mezzo a loro il Signore; ma egli taceva, come se non provasse alcun dolore.
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E quando rizzarono la croce, vi scrissero sopra: «Questi è il re d’Israele.»
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E posero le sue vesti davanti a lui, e se le divisero, e tirarono a sorte su di esse.
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Ma uno di quei malfattori li rimproverò, dicendo: «Noi soffriamo così per i mali che abbiamo fatto; ma costui, che è divenuto il salvatore degli uomini, in che cosa vi ha danneggiato?»
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Ed essi, sdegnati con lui, comandarono che non gli si spezzassero le gambe, affinché morisse nel tormento.
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Era mezzogiorno, e le tenebre coprirono tutta la Giudea; ed essi erano turbati e angosciati che il sole fosse tramontato mentre egli era ancora vivo: poiché sta scritto per loro che il sole non tramonti su un uomo messo a morte.
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E uno di loro disse: «Dategli da bere fiele con aceto.» E, mescolatolo, glielo diedero da bere.
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E così compirono ogni cosa e colmarono sul proprio capo la misura dei loro peccati.
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E molti andavano attorno con lampade, credendo che fosse notte, e alcuni caddero.
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E il Signore gridò forte, dicendo: «Potenza mia, potenza mia, mi hai abbandonato!» E detto questo, fu assunto in alto.
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E in quella stessa ora il velo del tempio di Gerusalemme si squarciò in due.
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E allora strapparono i chiodi dalle mani del Signore e lo deposero a terra; e tutta la terra tremò, e un grande terrore si diffuse su tutti.
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Allora il sole risplendette, e si trovò che era l’ora nona.
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E i Giudei si rallegrarono, e diedero il suo corpo a Giuseppe perché lo seppellisse, poiché egli aveva veduto tutto il bene che aveva fatto.
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Ed egli prese il Signore, lo lavò, lo avvolse in un lenzuolo e lo portò nel proprio sepolcro, chiamato il Giardino di Giuseppe.
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Allora i Giudei, gli anziani e i sacerdoti, accortisi di quanto male avevano fatto a se stessi, cominciarono a lamentarsi e a dire: «Guai ai nostri peccati! Il giudizio e la fine di Gerusalemme si sono fatti vicini.»
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Ma io con i miei compagni ero nell’afflizione, e, feriti nell’animo, ci saremmo nascosti; perché eravamo ricercati da loro come malfattori e come gente che volesse incendiare il tempio.
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E oltre a tutto questo digiunavamo, e sedevamo in lutto e in pianto, notte e giorno, fino al sabato.
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Ma gli scribi, i farisei e gli anziani si radunarono insieme, avendo udito che tutto il popolo mormorava e si batteva il petto, dicendo: «Se alla sua morte sono avvenuti questi grandissimi segni, vedete quanto era giusto!»
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E gli anziani ebbero paura e andarono da Pilato,
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supplicandolo e dicendo: «Dacci dei soldati, perché vegliamo sul suo sepolcro per tre giorni, affinché i suoi discepoli non vengano a rubarlo e il popolo non creda che sia risorto dai morti, e non ci faccia del male.»
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E Pilato diede loro Petronio il centurione, con dei soldati, perché vegliassero sul sepolcro; e con loro gli anziani e gli scribi andarono alla tomba.
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E, fatta rotolare una grande pietra, tutti coloro che erano là, insieme al centurione e ai soldati, la posero contro la porta della tomba;
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e vi applicarono sopra sette sigilli; e, piantata là una tenda, fecero la guardia.
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E al mattino presto, allo spuntar del sabato, venne una folla da Gerusalemme e dai dintorni per vedere il sepolcro sigillato.
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Ma nella notte in cui spuntava il giorno del Signore, mentre i soldati montavano la guardia a due a due per ogni turno, vi fu un gran rombo nel cielo;
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e videro i cieli aprirsi e due uomini discenderne, splendenti di gran luce, e avvicinarsi al sepolcro.
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E quella pietra che era stata posta contro la porta rotolò via da sé e si spostò di lato, e il sepolcro fu
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aperto, ed entrambi i giovani vi entrarono. Quando dunque quei soldati videro ciò, svegliarono il centurione e gli anziani (poiché anch’essi erano là a fare la guardia);
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e, mentre ancora raccontavano loro le cose che avevano visto, videro di nuovo tre uomini uscire dal sepolcro, due che sostenevano il terzo, e una croce che li seguiva;
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e delle teste dei due videro che giungevano fino al cielo, ma di colui che era condotto da loro che oltrepassava i cieli.
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E udirono una voce dai cieli che diceva: «Hai predicato a coloro che dormono?»
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E si udì dalla croce una risposta: «Sì.»
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Quegli uomini dunque deliberarono fra loro di andare a riferire queste cose a Pilato.
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E mentre ancora vi pensavano, di nuovo i cieli si aprirono e un uomo discese ed entrò nella tomba.
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E quelli che erano col centurione, quando videro ciò, si affrettarono a recarsi di notte da Pilato, lasciando il sepolcro che custodivano, e raccontarono tutto ciò che avevano visto, ed erano in grande angoscia, dicendo: «Veramente costui era Figlio di Dio.»
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Pilato rispose e disse: «Io sono mondo del sangue del Figlio di Dio;
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ma così è parso bene a voi.» Allora tutti vennero a supplicarlo e a esortarlo a ordinare al centurione e ai soldati di non dire nulla di ciò che avevano visto.
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«Poiché — dicevano — per noi è meglio incorrere nel più grande peccato davanti a Dio, che cadere nelle mani del popolo dei Giudei ed essere lapidati.»
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Pilato dunque ordinò al centurione e ai soldati di non dire nulla.
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Or la mattina presto del giorno del Signore, Maria Maddalena, discepola del Signore — la quale, per paura dei Giudei accesi d’ira, non aveva compiuto al sepolcro del Signore ciò che le donne usano fare per i loro cari defunti —
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prese con sé le sue amiche e venne alla tomba dov’egli era stato deposto.
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E temevano che i Giudei le vedessero, e dicevano: «Anche se quel giorno in cui fu crocifisso non abbiamo potuto piangerlo e lamentarlo, facciamolo almeno ora presso la sua tomba.
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Ma chi ci farà rotolare via la pietra posta contro la porta della tomba, perché possiamo entrare, sederci accanto a lui e compiere ciò che è dovuto?
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Poiché la pietra era grande, e temiamo che qualcuno ci veda. E se non potremo, deponiamo almeno presso la porta ciò che portiamo in sua memoria, e piangeremo e ci lamenteremo fino a tornare a casa nostra.»
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E andarono e trovarono il sepolcro aperto; e, accostatesi, vi guardarono dentro e videro là un giovane seduto in mezzo al sepolcro, di bell’aspetto e avvolto in una veste splendente, che disse loro:
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«Perché siete venute? Chi cercate? Forse colui che fu crocifisso? È risorto e se n’è andato. Se non lo credete, guardate dentro e vedete il luogo dove giaceva: non è qui, poiché è risorto e se n’è andato là donde fu mandato.»
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Allora le donne, atterrite, fuggirono.
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Era l’ultimo giorno degli azzimi, e molti uscivano dalla città e tornavano alle loro case, perché la festa era finita.
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Ma noi, i dodici discepoli del Signore, piangevamo ed eravamo nel dolore; e ciascuno, afflitto per ciò che era accaduto, se ne andò a casa propria.
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Ma io, Simon Pietro, e Andrea mio fratello prendemmo le nostre reti e andammo al mare; ed era con noi Levi, figlio di Alfeo, che il Signore…
[Qui il frammento di Akhmim si interrompe.]