Corpus Hermeticum | Poimandres

Il «Poimandres» è il primo e più celebre trattato del Corpus Hermeticum, la raccolta di scritti filosofico-religiosi in greco attribuiti a Ermete Trismegisto e composti nell'Egitto ellenistico fra il I e il III secolo. Riscoperto nel Quattrocento e tradotto da Marsilio Ficino per Cosimo de' Medici, il Corpus segnò profondamente il pensiero rinascimentale. Il Poimandres ha la forma di un'apocalisse: a Ermete, mentre la mente è sospesa fra veglia e sonno, appare un Essere immenso che si presenta come «Poimandres, il Pastore degli uomini, la Mente della sovrana potenza». Ne segue una rivelazione che è insieme cosmogonia e cammino di salvezza: la Luce e il Verbo, la nascita degli elementi, i sette Reggitori del Destino, e soprattutto il mito dell'Uomo — generato da Dio a sua immagine, che per amore si china sulla Natura e vi discende attraverso le sfere planetarie, divenendo così duplice, mortale nel corpo e immortale nell'essenza. La via del ritorno è la Gnosi, la conoscenza di sé come «fatto di Vita e di Luce»: l'anima che risale spogliandosi, sfera dopo sfera, dei vizi, fino a divenire una con Dio. Il testo si chiude con la predicazione di Ermete agli uomini e un inno di lode. Il tema della discesa e del ritorno lo apparenta agli scritti gnostici di Nag Hammadi e all'Inno della Perla. Questa è una traduzione propria, condotta sulla versione inglese di pubblico dominio di G.R.S. Mead (1906).

Corpus Hermeticum — Poimandres

1. Una volta, mentre la mia mente meditava sulle cose che sono, e il mio pensiero si era levato a grande altezza, e i sensi del corpo erano trattenuti — come accade a chi è oppresso dal sonno dopo un pasto abbondante, o per la stanchezza del corpo —, mi parve che un Essere immenso, di grandezza oltre ogni limite, chiamasse il mio nome e mi dicesse: «Che cosa vuoi udire e vedere, che cosa desideri apprendere e conoscere?».

2. E io dico: «Tu chi sei?». Ed Egli: «Io sono Poimandres, il Pastore degli uomini, la Mente della sovrana potenza. So ciò che desideri, e sono con te dovunque».

3. Rispondo: «Desidero apprendere le cose che sono, comprendere la loro natura e conoscere Dio. Questo è ciò che bramo udire». Ed Egli a me: «Tieni nella mente tutto ciò che vuoi sapere, e io ti istruirò».

4. A queste parole il suo aspetto mutò, e all’istante, in un batter d’occhio, ogni cosa mi fu aperta, e vidi una Visione senza confini: tutto era divenuto Luce, una Luce serena e gioiosa; e nel contemplarla fui rapito. Ma dopo un poco scese, su una parte di essa, una Tenebra terribile e cupa, che si avvolgeva in spire sinuose, simile — così mi parve — a un serpente. Poi la Tenebra mutò in una sorta di Natura umida, agitata oltre ogni dire, che esalava fumo come da un fuoco e mandava un gemito, un lamento indicibile. E di là venne un grido inarticolato, come fosse la Voce del Fuoco.

5. Allora dalla Luce un Verbo santo (Logos) discese sopra quella Natura; e dalla Natura umida un Fuoco puro balzò verso l’alto: era leggero, rapido e operante. Anche l’Aria, essendo leggera, seguì il Fuoco, levandosi dalla terra e dall’acqua fino al Fuoco, sì che pareva sospesa a esso. Ma la terra e l’acqua rimasero così mescolate l’una all’altra che non si poteva distinguere la terra dall’acqua; e tuttavia erano mosse, per via del Verbo spirituale che le pervadeva.

6. Allora Poimandres mi dice: «Hai compreso che cosa significhi questa Visione?». «Lo saprò», dissi. «Quella Luce», Egli disse, «sono Io, la Mente, il tuo Dio, anteriore alla Natura umida apparsa dalla Tenebra; e il Verbo luminoso che procede dalla Mente è il Figlio di Dio». «Come?», dico. «Sappi questo: ciò che in te vede e ode è il Verbo del Signore, e la Mente è Dio Padre. Non sono separati l’uno dall’altro, ché nella loro unione è la Vita». «Ti rendo grazie», dissi. «Comprendi dunque la Luce», Egli rispose, «e falla tua amica».

7. E dette queste parole, a lungo mi fissò negli occhi, sì che io tremai al suo sguardo. Ma quando Egli levò il capo, vidi nella Mente la Luce, ora in Potenze innumerevoli, e il Cosmo cresciuto oltre ogni limite, e il Fuoco racchiuso da una Potenza possente che lo teneva fermo. Vedendo queste cose, compresi per il Verbo di Poimandres.

8. Ed essendo io nello stupore, Egli di nuovo mi dice: «Hai contemplato nella Mente la Forma archetipa, che è prima del principio e non ha fine». Così mi disse Poimandres. E io dico: «Donde allora hanno l’essere gli elementi della Natura?». Risponde: «Dalla Volontà di Dio, la quale, accolto il Verbo e contemplando il Cosmo bello, lo imitò, facendosi cosmo essa stessa per mezzo dei propri elementi e delle nascite delle anime».

9. E la Mente-Dio, essendo maschile e femminile insieme, Vita e Luce, generò con la parola un’altra Mente, l’Artefice; e questa, essendo dio del Fuoco e dello Spirito, plasmò sette Reggitori che racchiudono nei loro cerchi il mondo sensibile; e il loro governo è chiamato Destino.

10. Subito il Verbo di Dio balzò dagli elementi inferiori verso la pura opera della Natura, e si unì alla Mente artefice, poiché gli era consustanziale; e gli elementi inferiori della Natura rimasero privi di ragione, ridotti a pura materia.

11. Allora la Mente artefice, unita al Verbo — colei che circonda le sfere e le fa girare con il suo turbine —, pose in moto le sue formazioni e le lasciò ruotare da un principio senza confini a una fine senza termine; ché il loro corso comincia dove finisce, come la Mente vuole. E dagli elementi inferiori la Natura produsse viventi privi di ragione, poiché non era stato esteso loro il Verbo: l’Aria produsse gli alati, l’Acqua i nuotanti; e la terra e l’acqua si separarono l’una dall’altra, come la Mente volle, e dal suo grembo la terra produsse i viventi che aveva: quadrupedi e rettili, bestie selvatiche e domestiche.

12. Ma la Mente, Padre di tutto, essendo Vita e Luce, generò un Uomo uguale a sé, e di lui si innamorò come del proprio figlio; ché egli era bellissimo, immagine del Padre. In verità, Dio si innamorò della propria Forma, e gli affidò tutte le sue opere.

13. E l’Uomo, contemplando ciò che l’Artefice aveva creato nel Padre, volle anch’egli creare; e il Padre glielo concesse. Entrato nella sfera dell’Artefice, dove avrebbe avuto piena autorità, contemplò le creature del Fratello; e i Reggitori se ne innamorarono, e ciascuno gli diede parte del proprio ordine. E appreso il loro essere e divenuto partecipe della loro natura, volle rompere il cerchio delle loro sfere e conoscere la potenza di Colui che regna sul Fuoco.

14. Così l’Uomo, che ha piena autorità sul mondo dei mortali e sui viventi senza ragione, si chinò attraverso l’Armonia, ne ruppe l’involucro e mostrò alla Natura inferiore la bella Forma di Dio. E quando essa vide quella Forma di bellezza inesauribile, che racchiudeva in sé ogni energia dei Reggitori insieme alla Forma di Dio, sorrise d’amore: ché aveva visto l’immagine bellissima dell’Uomo riflessa nella sua Acqua, la sua ombra sulla sua Terra. Ed egli, vedendo nella Natura quella forma simile a sé, riflessa nella sua Acqua, l’amò e volle abitarvi; e al volere seguì l’atto, e animò la forma priva di ragione. E la Natura, preso l’oggetto del suo amore, gli si avvinse tutta attorno, e si mescolarono: ché erano amanti.

15. Ed è per questo che, fra tutti gli esseri della terra, l’uomo è duplice: mortale per il corpo, immortale per l’uomo essenziale. Immortale e signore di tutto, egli tuttavia patisce come un mortale, soggetto al Destino. Sopra l’Armonia, è dentro l’Armonia divenuto schiavo; maschile-femminile, nato da un Padre maschile-femminile, e insonne perché da un Padre insonne, è tuttavia vinto dal sonno.

16. «Insegnami ancora, o Mente mia», dissi, «poiché anch’io ardo per il Verbo». Il Pastore disse: «Questo è il mistero rimasto nascosto fino a oggi. La Natura, abbracciata dall’Uomo, generò un prodigio mirabile: poiché egli aveva in sé la natura dell’Armonia dei Sette — fatti, come ti ho detto, di Fuoco e di Spirito —, la Natura non indugiò, ma generò sette uomini, corrispondenti alle nature dei Sette, maschili-femminili e librati nell’aria». «O Pastore», dissi, «ora sono colmo di grande desiderio e ardo di udire: non te ne andare». Il Pastore disse: «Fa’ silenzio, ché non ti ho ancora spiegato il primo discorso». «Ecco, taccio», dissi.

17. «In tal modo, dunque, avvenne la generazione dei sette. La Terra era come donna, la sua Acqua piena di brama; dal Fuoco prese la maturità, dall’Etere lo spirito; e così la Natura produsse i corpi a somiglianza della forma dell’Uomo. E l’Uomo, da Vita e Luce, divenne anima e mente: dalla Vita l’anima, dalla Luce la mente. E così rimasero tutte le parti del mondo sensibile, fino al termine del loro periodo e ai nuovi inizi.

18. Ascolta ora il resto del discorso che brami udire. Compiuto il periodo, il legame che teneva uniti tutti gli esseri fu sciolto per Volontà di Dio: ché tutti i viventi, essendo maschili-femminili, furono insieme all’Uomo separati, e divennero parte maschi e parte femmine. E subito Dio parlò con il suo santo Verbo: “Crescete e moltiplicatevi, voi tutte creature e creazioni; e l’uomo dotato di Mente riconosca di essere immortale, e che causa della morte è l’amore [del corpo], benché l’Amore sia tutto”.

19. Detto questo, la sua Provvidenza, per mezzo del Destino e dell’Armonia, operò le unioni e stabilì le generazioni; e ogni cosa si moltiplicò secondo la sua specie. E chi ha conosciuto se stesso è giunto a quel Bene che trascende ogni abbondanza; ma chi, per un amore che svia, ha riposto il suo amore nel corpo, costui rimane errante nella Tenebra, patendo per i sensi le cose della Morte».

20. «Qual è la colpa così grande», dissi, «che commettono gli ignoranti, da essere privati dell’immortalità?». «Tu, mi pare», disse, «non hai prestato attenzione a ciò che hai udito. Non ti avevo detto di pensare?». «Penso, e ricordo, e per questo ti rendo grazie». «Se hai pensato, dimmi: perché meritano la morte coloro che sono nella Morte?». «Perché la Tenebra cupa è la radice e il fondamento del corpo materiale; da essa venne la Natura umida; da questa fu composto il corpo nel mondo sensibile; e da questo corpo si alimenta la Morte».

21. «Hai pensato bene, o tu. Ma come “chi conosce se stesso va verso di Lui”, secondo che ha detto il Verbo di Dio?». E io rispondo: «Perché il Padre di tutto consiste di Luce e Vita, e da Lui è nato l’Uomo». «Dici bene: Luce e Vita è Dio Padre, e da Lui è nato l’Uomo. Se dunque apprendi di essere tu stesso fatto di Vita e di Luce, e di provenire da esse, ritornerai alla Vita». Così parlò Poimandres. «Ma dimmi ancora, o Mente mia: come ritornerò alla Vita? Poiché Dio dice: “L’uomo dotato di Mente riconosca di essere immortale”».

22. «Non hanno dunque tutti gli uomini la Mente?». «Bada a ciò che dici, o tu: Io, la Mente, sono presente agli uomini santi e buoni, puri e misericordiosi, a coloro che vivono piamente; e la mia presenza diviene loro aiuto, sì che subito conoscono ogni cosa e si guadagnano l’amore del Padre con la loro vita pura, e gli rendono grazie, benedicendolo e cantandone le lodi, intenti a Lui con amore ardente. E prima di consegnare il corpo alla sua propria morte, si volgono con disgusto dalle sue sensazioni, vedendo a quali opere esse spingono. Anzi, sono Io, la Mente, a non lasciare che le operazioni del corpo giungano al loro termine: ché, essendo il custode della porta, chiudo gli ingressi e taglio le azioni vili e malvagie che le energie cattive vorrebbero indurre.

23. Ma dai privi di Mente — i malvagi e i depravati, gli invidiosi e gli avidi, gli omicidi e gli empi — sono lontano, cedendo il posto al Demone vendicatore, il quale, aguzzando il fuoco, lo tormenta e aggiunge fuoco a fuoco sopra di lui, e si avventa su di lui attraverso i sensi, rendendolo più pronto alle trasgressioni della legge, sì che incontra tormento più grande; e costui non cessa mai di desiderare appetiti smodati, lottando insaziabile nella tenebra».

24. «Bene mi hai insegnato tutto, come desideravo, o Mente. Ma dimmi ancora della natura della Via verso l’Alto». E Poimandres disse: «Quando il corpo materiale deve dissolversi, prima consegni il corpo stesso all’opera del mutamento, e la forma che avevi svanisce; consegni al Demone il tuo modo di vivere, ormai privo di energia. I sensi del corpo ritornano alle loro sorgenti, divenendo parti separate, e risorgono come energie; e la passione e il desiderio si ritirano in quella natura priva di ragione.

25. E così l’uomo si slancia verso l’alto attraverso l’Armonia. Alla prima zona cede l’energia dell’accrescimento e del declino; alla seconda, l’artificio dei mali, ormai senza forza; alla terza, l’inganno dei desideri, senza forza; alla quarta, l’arroganza del dominio, senza forza; alla quinta, l’audacia empia e la temerità, senza forza; alla sesta, la brama di ricchezza con mezzi ingiusti, privata del suo potere; e alla settima zona, la menzogna insidiosa, senza forza.

26. E allora, spogliato di tutte le energie dell’Armonia, rivestito della sua propria Potenza, giunge alla Natura dell’Ottava, e insieme a coloro che vi sono canta inni al Padre. Quelli che sono là accolgono con gioia la sua venuta; e divenuto simile a loro, ode anche le Potenze che stanno al di sopra dell’Ottava cantare le lodi di Dio nel loro proprio linguaggio. E poi, in schiera, salgono verso il Padre, e di se stessi fanno dono alle Potenze; e divenuti essi stessi Potenze, sono in Dio. Questo è il buon fine di chi ha conseguito la Gnosi: divenire uno con Dio. Perché allora indugi? Non devi forse, avendo tutto ricevuto, mostrare la via ai degni, affinché per mezzo tuo la stirpe dei mortali sia salvata da Dio?».

27. Detto questo, Poimandres si mescolò alle Potenze. Ma io, rese grazie e benedizioni al Padre di tutto, fui liberato, colmo della potenza che Egli mi aveva infuso e di ciò che mi aveva insegnato sulla natura del Tutto e sulla Visione suprema. E cominciai a predicare agli uomini la bellezza della pietà e della Gnosi: «O popoli, genti nate dalla terra, voi che vi siete dati all’ebbrezza, al sonno e all’ignoranza di Dio: tornate sobri, cessate dalla vostra crapula, smettete di lasciarvi ammaliare dal sonno irrazionale!».

28. E quando udirono, vennero a me concordi. E io dico: «Genti nate dalla terra, perché vi siete consegnate alla Morte, mentre avete il potere di partecipare all’Immortalità? Ravvedetevi, voi che camminate a braccetto con l’Errore e fate dell’Ignoranza la vostra commensale; uscite dalla luce delle tenebre, prendete parte all’Immortalità, abbandonate la Distruzione!».

29. E alcuni di loro, con scherni sulle labbra, se ne andarono, abbandonandosi alla Via della Morte; altri mi supplicarono di essere istruiti, gettandosi ai miei piedi. E io li feci alzare, e divenni guida della Stirpe verso casa, insegnando con le parole come e in qual modo si sarebbero salvati. E seminai in loro le parole della sapienza, e furono abbeverati dell’Acqua immortale. E quando venne la sera e i raggi del sole cominciarono a tramontare, li esortai tutti a rendere grazie a Dio; e compiuto il rendimento di grazie, ciascuno tornò al proprio giaciglio.

30. Ma io custodii nel cuore il beneficio di Poimandres, e, colmato ogni mio desiderio, ne fui ricolmo di gioia. Ché il sonno del corpo divenne risveglio dell’anima, e il chiudere degli occhi vera visione; il mio silenzio gravido di Bene, e la mia parola generatrice di cose buone. Tutto questo mi venne dalla Mente, cioè da Poimandres, il Verbo della sovrana potenza, dal quale, ispirato da Dio, giunsi alla Piana della Verità. Perciò con tutta l’anima e la forza rendo grazie a Dio Padre.

31.

Santo sei Tu, o Dio, Padre di tutte le cose.
Santo sei Tu, o Dio, la cui Volontà si compie per mezzo delle proprie Potenze.
Santo sei Tu, o Dio, che vuoi essere conosciuto, e sei conosciuto dai tuoi.
Santo sei Tu, che con il Verbo hai dato consistenza alle cose che sono.
Santo sei Tu, di cui tutta la Natura è stata fatta immagine.
Santo sei Tu, che la Natura non ha plasmato.
Santo sei Tu, più potente di ogni potenza.
Santo sei Tu, che trascendi ogni grandezza.
Santo sei Tu, migliore di ogni lode.

Accogli le offerte pure della ragione, che dall’anima e dal cuore salgono a Te, o Tu ineffabile, indicibile, il cui Nome solo il Silenzio può esprimere.

32. Esaudisci me, che prego di non mancare mai della Gnosi, la quale è la natura del nostro comune essere; e colmami della tua Potenza, perché con questa tua Grazia io dia la Luce a coloro che, nella mia stirpe, sono nell’ignoranza: miei fratelli, e tuoi figli. Per questo credo, e rendo testimonianza: vado alla Vita e alla Luce. Benedetto sei Tu, o Padre: il tuo Uomo vuole essere santo come Tu sei santo, secondo la piena autorità che gli hai dato.