Elargizione della grazia - Yajur-Veda XXXIV,1-6
È il celebre Śiva Saṅkalpa Sūkta, «l'inno del retto proposito»: sei strofe dello Yajurveda in cui l'orante invoca, su di sé, la propria mente — sede del pensiero, della saggezza e della volontà, «luce delle luci» presente in ogni creatura vivente — affinché sia animata da intenzioni rette e benevole. Più che una preghiera al sorgere del Sole, è un atto di raccoglimento interiore, in cui chi prega chiede la signoria sulla propria coscienza. Il testo è qui tradotto sulla versione inglese di pubblico dominio di Ralph T. H. Griffith (1899).
Elargizione della grazia
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Quello che, divino, si slancia lontano quando l’uomo è desto,
e a lui ritorna quando dorme,
l’unica luce delle luci che va lontano:
che quella mia mente sia animata da retta intenzione. -
Quello per cui i saggi e gli assennati nelle assemblee,
diligenti nel sacrificio, compiono i loro doveri,
lo spirito senza pari riposto in ogni creatura vivente:
che quella mia mente sia animata da retta intenzione. -
Quello che è saggezza, intelletto e fermezza,
la luce immortale che le creature hanno in sé,
quello senza cui gli uomini non compiono atto alcuno:
che quella mia mente sia animata da retta intenzione. -
Quello per cui, immortale, tutto è abbracciato,
il mondo che è e ciò che sarà in avvenire,
quello per cui si dispiega il sacrificio dai sette sacerdoti:
che quella mia mente sia animata da retta intenzione. -
Quello in cui i versi del Ṛc, i canti del Sāman e le formule dello Yajus
sono raccolti come i raggi nel mozzo di una ruota,
e in cui è intessuto ogni pensiero delle creature:
che quella mia mente sia animata da retta intenzione. -
Quello che governa gli uomini come un abile auriga
guida con le redini i suoi cavalli veloci,
quello che dimora nel cuore, agile e rapidissimo:
che quella mia mente sia animata da retta intenzione.