Delle città visito sempre i cimiteri. Nessun riflesso tardoromantico. Amo i parchi, mi piacciono le storie delle persone.
Berlino ne ha tanti, di cimiteri. Poca monumentalità. Quello in cui sono capitato si chiama Dorotheenstädtischer Friedhof e ospita storie illustri, eppure non si direbbe. Non ha niente del Pere Lachaise, di Staglieno o di Highgate. Qui le sepolture sono modeste, una accanto all’altra, quasi un socialismo della morte. C’e qualcosa di familiare, forse addirittura di rustico.
Hegel, sì, proprio il tronfissimo Hegel, riposa modestamente accanto a Fichte, ed entrambi con le consorti. Li potresti immaginare come commensali ad una tavolata di periferia, in una sera di tarda estate.
Brecht e la moglie, due pietre con i nomi ricoperte da fiori di campo, sotto la finestra di casa. Più familiare di così.
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