Una delle domande più ricorrenti quando si progetta un A/B test è: quanti utenti mi servono per ottenere un risultato affidabile? La risposta non è un numero magico: dipende da quanto è grande l’effetto che vogliamo rilevare, dal tasso di conversione di partenza e dal livello di certezza statistica che desideriamo raggiungere.
Calcolare in anticipo la dimensione campionaria (sample size) è un passaggio fondamentale per evitare due errori classici: fermare il test troppo presto, dichiarando un vincitore che non c’è, oppure lasciarlo correre troppo a lungo, sprecando traffico e tempo. In altri termini, si tratta di trovare il punto di equilibrio tra risorse e rigore.
Chi ha letto l’articolo sul A/B Testing ricorderà che la power analysis è il metodo statistico che ci permette di determinare questa soglia. E chi ha approfondito gli intervalli di confidenza sa già che livello di significatività e potenza del test non sono concetti astratti, ma leve operative che influenzano direttamente la dimensione del campione.
Il calcolatore qui sotto automatizza questo processo: basta inserire i parametri del proprio test per ottenere immediatamente il numero di osservazioni necessarie per variante e, se si conosce il traffico giornaliero, una stima della durata in giorni.
Inseriamo i parametri del nostro A/B test e il calcolatore restituisce istantaneamente la dimensione campionaria necessaria.
Il conversion rate attuale della variante di controllo
L’incremento relativo minimo che consideriamo significativo (es. 20% = da 5% a 6%)
Visitatori giornalieri totali per stimare la durata del test
Il calcolatore utilizza la formula classica per il confronto tra due proporzioni con un test a due code (two-tailed z-test). Vediamo passo dopo passo come si arriva al risultato.
Partiamo dai parametri che inseriamo:
La formula è:
\( n = \frac{\left[z_{\alpha/2} + z_{\beta}\right]^2 \cdot \left[p_1(1-p_1) + p_2(1-p_2)\right]}{(p_1 – p_2)^2} \)Dove zα/2 e zβ sono i quantili della distribuzione normale standard. Per i valori più comuni:
Esempio numerico. Supponiamo di avere un tasso di conversione base del 3% e di voler rilevare un incremento relativo del 20% (cioè passare dal 3% al 3.6%), con α = 0.05 e potenza = 0.80:
Dunque: per rilevare un effetto del 20% relativo su un CR del 3%, servono circa 13.900 osservazioni per variante (quasi 28.000 in totale). Numeri che fanno riflettere: se il nostro sito ha 500 visitatori al giorno, il test durerà circa 56 giorni. È uno dei motivi per cui, nella pratica, molti A/B test su siti a traffico medio richiedono settimane, non giorni.
Come scegliere l’MDE. L’effetto minimo rilevabile è il parametro più delicato. Non chiediamoci “quanto vorremmo che migliorasse” ma piuttosto: qual è il miglioramento minimo che giustificherebbe lo sforzo di implementare la modifica? Un MDE del 5% relativo richiede campioni enormi; un MDE del 50% è facile da rilevare ma raramente realistico. La fascia 10-30% è un buon punto di partenza per la maggior parte dei test su conversion rate.
Un dettaglio importante: l’MDE nel calcolatore è relativo, non assoluto. Un MDE del 20% su un CR base del 5% significa che stiamo cercando di rilevare un passaggio dal 5% al 6% (cioè un punto percentuale assoluto, ma il 20% relativo del valore iniziale).
Come stimare il traffico giornaliero. Il traffico da inserire è quello delle pagine coinvolte nel test, non il traffico totale del sito. Se il test riguarda la pagina di checkout e questa riceve 300 visite al giorno, il valore corretto è 300. Possiamo ricavare questo dato dal nostro strumento di analytics (GA4, Matomo o simili) facendo una media degli ultimi 30 giorni per attenuare le oscillazioni giornaliere.
Il riferimento più completo sulla progettazione rigorosa di esperimenti online è: Trustworthy Online Controlled Experiments di Ron Kohavi, Diane Tang e Ya Xu. Copre sample size, power analysis e molto altro, con decenni di esperienza pratica in Microsoft e Google.
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grazie di esistere!
studio da sola, imparo da sola quindi prezioso per me