Il rococo’ di Potsdam immerso nel realismo socialista dei palazzi della DDR. E’ bello essere qui, in questo mattino smisurato, nel parco deserto, ventoso, interamente mio. E’ bello sorridere delle dorature dei palmizi del padiglione cinese, la macchina fotografica in mano, il cappellino da turista americano, respirando finalmente aria, lontano da tutto.
Se i miei occhi potessero inquadrare ogni singolo dettaglio, se la memoria riuscisse a trattenerli, potrebbe essercene abbastanza per riempire mille quaderni. Ma ci sono solo mani che incorniciano orizzonti, pensando cosi’ di congelarli, trattenerli, e poi trasmetterli. Ma trasmetterli a chi? Chi sono io, di chi le mani che afferrano un panino al sesamo nella panetteria, di chi gli occhiali, le scarpe, la figura riflessa malamente nello specchio appannato?
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