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	<title>test parametrici &#8211; paologironi blog</title>
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	<description>Appunti sparsi di (retro) informatica, analisi dei dati, statistica, seo, e cose che cambiano</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Jul 2026 15:12:34 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;analisi della varianza: ANOVA spiegata semplice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 21:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[statistica]]></category>
		<category><![CDATA[analisi della varianza]]></category>
		<category><![CDATA[anova]]></category>
		<category><![CDATA[test parametrici]]></category>
		<category><![CDATA[test statistico]]></category>
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					<description><![CDATA[Hai tre campagne Google Ads. Oppure quattro landing page. O ancora cinque versioni di una newsletter. Le medie sembrano diverse, ma sono differenze reali o semplice rumore statistico? È esattamente il problema che risolve l&#8217;analisi della varianza (ANOVA): stabilire se almeno uno dei gruppi è realmente diverso dagli altri, senza cadere nella trappola di eseguire &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/lanalisi-della-varianza-anova-spiegata-semplice/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "L&#8217;analisi della varianza: ANOVA spiegata semplice"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Hai tre campagne Google Ads. Oppure quattro landing page. O ancora cinque versioni di una newsletter. Le medie sembrano diverse, ma sono differenze reali o semplice rumore statistico?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È esattamente il problema che risolve l&#8217;<strong>analisi della varianza (ANOVA)</strong>: stabilire se almeno uno dei gruppi è realmente diverso dagli altri, senza cadere nella trappola di eseguire decine di confronti separati.</p>



<span id="more-2342"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine &#8220;analisi della varianza&#8221; suona controintuitivo: stiamo confrontando medie, non varianze. Il nome deriva dal modo in cui il test usa le varianze per determinare se le medie sono diverse. ANOVA confronta la varianza delle medie <em>tra</em> i gruppi (componente <em>between</em>) con la varianza all&#8217;interno dei singoli gruppi (componente <em>within</em>). Se la prima è sufficientemente più grande della seconda, abbiamo evidenza che i gruppi non sono equivalenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="intuizione">L&#8217;intuizione in una metafora</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina tre classi scolastiche. In ogni classe gli studenti hanno voti piuttosto omogenei (bassa varianza interna), ma le medie delle tre classi sono molto diverse tra loro (alta varianza tra gruppi). In questo caso è facile concludere che le classi sono realmente differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece all&#8217;interno di ogni classe i voti oscillano enormemente — studenti bravissimi accanto a studenti in difficoltà — distinguere una classe dall&#8217;altra diventa molto più difficile, anche se le medie sembrano diverse. La variabilità interna &#8220;copre&#8221; le differenze tra i gruppi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è, in fondo, tutta l&#8217;ANOVA: un rapporto tra la variabilità <em>tra</em> i gruppi e la variabilità <em>dentro</em> i gruppi. Quando la prima domina nettamente sulla seconda, il valore di F cresce e abbiamo evidenza contro l&#8217;ipotesi nulla.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="quando">Quando usare ANOVA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">ANOVA è un test di tipo parametrico. Richiede che siano soddisfatti alcuni requisiti:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Normalità</strong>: i dati in ciascun gruppo devono approssimare una distribuzione normale, perché la statistica F assume che i residui seguano una distribuzione normale</li><li><strong>Omogeneità delle varianze</strong>: i gruppi dovrebbero avere varianze approssimativamente uguali (omoschedasticità), altrimenti la stima della varianza comune risulta distorta</li><li><strong>Indipendenza</strong>: le osservazioni sono indipendenti tra loro — due osservazioni non devono influenzarsi reciprocamente</li><li><strong>Variabile dipendente continua</strong> e <strong>variabile indipendente categoriale</strong> (il fattore, con due o più livelli)</li></ul>



<h2 class="wp-block-heading" id="perche-non-t-test">Perché ANOVA e non una serie di t-test?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una domanda che viene naturale: perché usare ANOVA quando potremmo semplicemente confrontare ogni coppia di gruppi con un t-test?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è la noia di eseguire molti test. Il problema è che <strong>ogni test statistico ha una probabilità α di produrre un falso positivo</strong> (errore di Tipo I). Se eseguiamo molti test indipendenti, queste probabilità si accumulano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per k gruppi, il numero di confronti a coppie è:</p>



\( n = \frac{k(k-1)}{2} \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">Con 4 gruppi sarebbero 6 t-test. La probabilità di commettere <em>almeno un</em> errore di Tipo I diventa:</p>



\( 1 &#8211; (1 &#8211; \alpha)^n \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">Con α = 0,05 e n = 6:</p>



\( 1 &#8211; (1 &#8211; 0,05)^6 = 1 &#8211; 0,735 = 0,265 \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">Il 26,5%: più di una volta su quattro. Inaccettabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando confrontiamo tre o più gruppi, ANOVA è da preferire</strong> perché esegue un unico test con un unico α, controllando l&#8217;errore complessivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="una-via">Il caso più semplice: ANOVA a una via</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ANOVA a un fattore (one-way) è la forma più semplice. I dati sono organizzati in gruppi sulla base di un&#8217;unica variabile categoriale (il fattore). La domanda è:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&gt; Le differenze osservate tra le medie sono troppo grandi per essere attribuite al caso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Formalizziamo le ipotesi:</p>



\( H_0: \mu_1 = \mu_2 = \dots = \mu_k \\ \)



\( H_a: \text{almeno una media è diversa dalle altre} \\ \)



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p><strong>Attenzione</strong>: ANOVA ci dice SE esiste una differenza, non DOVE si trova. Per individuare quali gruppi differiscono serve un test <em>post-hoc</em>, che vedremo tra poco.</p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading" id="interpretare-f">Come interpretare il valore F</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore dell&#8217;ANOVA è il rapporto F:</p>



\( F = \frac{\text{varianza tra i gruppi}}{\text{varianza dentro i gruppi}} = \frac{MS_b}{MS_e} \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">Se l&#8217;ipotesi nulla è vera, sia \( MS_b \) che \( MS_e \) stimano la stessa varianza, e F è vicino a 1. Se F è significativamente maggiore di 1, abbiamo evidenza che le medie non sono tutte uguali.</p>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>ANOVA è stata sviluppata da <strong>Ronald Fisher</strong> negli anni venti. La statistica F su cui si basa è chiamata proprio in suo onore <strong>distribuzione F di Fisher</strong>.</p>
</div></div>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-4166" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/distribuzione-f.png" alt="Distribuzione F e regione critica"/><figcaption class="wp-element-caption">Distribuzione F e regione critica</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="esempio">Un esempio passo-passo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo un caso concreto. Vogliamo sapere se il tipo di dispositivo (desktop, mobile, tablet) influenza gli obiettivi completati sul sito. Seguiamo i dati mensili per 6 mesi:</p>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Desktop</th><th>Mobile</th><th>Tablet</th></tr></thead><tbody><tr><td>39</td><td>45</td><td>30</td></tr><tr><td>67</td><td>54</td><td>45</td></tr><tr><td>78</td><td>64</td><td>22</td></tr><tr><td>59</td><td>52</td><td>39</td></tr><tr><td>42</td><td>46</td><td>38</td></tr><tr><td>51</td><td>35</td><td>41</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Calcoliamo le medie di gruppo:</p>



\( \bar{x}_{\text{desktop}} = 56 \quad \bar{x}_{\text{mobile}} = 49,3 \quad \bar{x}_{\text{tablet}} = 35,8 \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">E la <strong>grande media</strong> (media di tutte le osservazioni): \( \bar{x} = 47 \).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire da dove nasce la statistica F, dobbiamo scomporre la variabilità totale in due parti: la variabilità <em>tra</em> i gruppi e la variabilità <em>dentro</em> i gruppi. Senza entrare nei singoli calcoli — nessuno li fa più a mano, come vedremo tra poco — da queste si ottengono le rispettive varianze (Mean Squares) e infine il rapporto F.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Fonte</th><th>SQ</th><th>df</th><th>MQ</th><th>F</th><th>p</th></tr></thead><tbody><tr><td>Device (between)</td><td>1266,4</td><td>2</td><td>633,2</td><td><strong>4,86</strong></td><td><strong>0,0236</strong></td></tr><tr><td>Residuo (within)</td><td>1954,2</td><td>15</td><td>130,3</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Totale</td><td>3220,6</td><td>17</td><td></td><td></td><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore F = 4,86 supera il valore critico (3,68 per df = 2,15 e α = 0,05). Con un p-value di <strong>0,0236</strong>, rifiutiamo l&#8217;ipotesi nulla: almeno un dispositivo ha una media diversa dagli altri.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="interpretare-p">Come interpretare il p-value</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il p-value in ANOVA si legge come in ogni test di ipotesi: è la probabilità di osservare un valore di F uguale o più estremo di quello ottenuto, assumendo che H₀ sia vera. Un p-value piccolo (tipicamente &lt; 0,05) ci dice che le differenze osservate sono difficilmente attribuibili al caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma attenzione: <strong>significatività statistica non significa importanza pratica</strong>. Un p-value molto piccolo può nascondere un effetto trascurabile, se il campione è grande. Per questo serve l&#8217;effect size.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="effect-size">L&#8217;effect size: l&#8217;η² (eta-quadro)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il p-value ci dice <em>se</em> una differenza esiste. L&#8217;eta-quadro ci dice <em>quanto</em> è grande.</p>



\( \eta^2 = \frac{SS_b}{SS_{\text{totale}}} = \frac{1266,4}{3220,6} \approx 0,39 \\ \)



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>Un p-value molto piccolo ci dice che una differenza probabilmente esiste. Ma non ci dice se quella differenza è grande oppure trascurabile. Per questo è buona pratica accompagnare sempre ANOVA con una misura dell&#8217;ampiezza dell&#8217;effetto.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Regole di thumb per η²:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>0,01</strong>: effetto piccolo</li><li><strong>0,06</strong>: effetto medio</li><li><strong>0,14</strong>: effetto grande</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro η² = 0,39 è un effetto molto grande: il tipo di dispositivo spiega il 39% della variabilità negli obiettivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="post-hoc">Cosa fare dopo ANOVA: i test post-hoc</h2>



<p class="wp-block-paragraph">ANOVA ci dice che esiste una differenza, ma non quali gruppi differiscono tra loro. Per rispondere a questa domanda servono i test <strong>post-hoc</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il più comune è il <strong>Tukey HSD</strong> (Honestly Significant Difference), che confronta tutte le coppie di medie correggendo per i confronti multipli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro esempio, Tukey HSD ci direbbe che la differenza significativa è tra tablet e desktop, mentre le altre coppie non raggiungono la significatività.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="seo">Un caso pratico SEO: il tempo sulla pagina dipende dal canale?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mettiamo ANOVA al lavoro su una domanda che chiunque guardi i dati di un sito si pone: gli utenti che arrivano da canali diversi si comportano in modo diverso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo il tempo sulla pagina (in secondi) di 8 sessioni per ciascuno di quattro canali:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>organico &lt;- c(98, 112, 85, 105, 92, 120, 88, 101)
diretto  &lt;- c(90, 102, 78, 95, 110, 84, 99, 88)
paid     &lt;- c(72, 65, 80, 58, 70, 75, 62, 68)
social   &lt;- c(55, 48, 62, 50, 44, 58, 52, 46)

tempo  &lt;- c(organico, diretto, paid, social)
canale &lt;- factor(rep(c("organico","diretto","paid","social"), each = 8))</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Calcoliamo in R:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>summary(aov(tempo ~ canale))</code></pre>



<pre class="wp-block-code"><code>             Df Sum Sq Mean Sq F value   Pr(&gt;F)
canale        3  11913    3971   46.82 4.89e-11 ***
Residuals    28   2375      85</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore di F è 46,82 e il p-value è dell&#8217;ordine di 10⁻¹¹: ben al di sotto di qualsiasi soglia. Rifiutiamo l&#8217;ipotesi nulla: <strong>almeno un canale</strong> si comporta diversamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardiamo le medie:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>tapply(tempo, canale, mean)</code></pre>



<pre class="wp-block-code"><code> diretto  organico    paid   social
    93.2     100.1     68.8     51.9</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;organico è il canale più coinvolto (100 secondi), seguito dal diretto (93). Il social si ferma a 52 secondi — il traffico da feed tende a rimbalzare in fretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Calcoliamo l&#8217;η² per capire la grandezza dell&#8217;effetto:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>11913 / (11913 + 2375)  # ≈ 0,83</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>0,83</strong>: il canale spiega l&#8217;83% della variabilità nei tempi. Un effetto enorme. In ambito reale valori così elevati sono piuttosto rari: l&#8217;esempio è volutamente costruito per rendere evidente il funzionamento del metodo.</p>



<pre class="wp-block-code"><code>TukeyHSD(aov(tempo ~ canale))</code></pre>



<pre class="wp-block-code"><code>                    diff       lwr        upr     p adj
diretto-organico   -6.875  -24.423    10.6730 0.7165876
paid-organico     -31.250  -48.798   -13.7020 0.0003217
social-organico   -48.250  -65.798   -30.7020 0.0000001
paid-diretto      -24.375  -41.923    -6.8270 0.0041674
social-diretto    -41.375  -58.923   -23.8270 0.0000073
social-paid       -17.000  -34.548     0.5480 0.0598936</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Il test post-hoc conferma che le differenze significative sono tutte quelle che coinvolgono paid e social rispetto a organico e diretto. Tra organico e diretto, invece, la differenza non è statisticamente significativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="verifica">Ipotesi del test ANOVA: verifica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di fidarsi dei risultati, è bene verificare le assunzioni:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Normalità dei residui:</strong></p>



<pre class="wp-block-code"><code>modello &lt;- aov(tempo ~ canale)
shapiro.test(residuals(modello))</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Omogeneità delle varianze (omoschedasticità):</strong></p>



<pre class="wp-block-code"><code>bartlett.test(tempo ~ canale)</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Se queste assunzioni sono violate, si possono usare alternative non parametriche come il <strong>test di Kruskal-Wallis</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="pratica">Nella pratica quotidiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno calcola a mano una tabella ANOVA. Programmi come R, Python (scipy.stats), SPSS o Jamovi eseguono il calcolo in pochi istanti. Comprendere cosa rappresentano le diverse componenti — la scomposizione della varianza, il rapporto F, i gradi di libertà — rimane essenziale per interpretare correttamente il risultato.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="prova-tu">Prova tu</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un e-commerce ha fatto girare tre campagne (A, B, C) e vuole sapere se il valore medio dell&#8217;ordine cambia in modo significativo.</p>



<pre class="wp-block-code"><code>camp_A &lt;- c(42, 38, 45, 50, 41, 47, 39, 44)
camp_B &lt;- c(48, 52, 46, 55, 50, 53, 49, 51)
camp_C &lt;- c(44, 40, 49, 43, 46, 41, 45, 47)

valore   &lt;- c(camp_A, camp_B, camp_C)
campagna &lt;- factor(rep(c("A","B","C"), each = 8))
summary(aov(valore ~ campagna))</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Esegui il test, leggi F e p-value, calcola η².</p>



<p class="wp-block-paragraph">F = <strong>10,77</strong>, p = <strong>0,0006</strong>, η² = <strong>0,44</strong>. La campagna B (media 50,5 €) performa meglio di A (43,2 €) e C (44,4 €), e la differenza è statisticamente significativa. Tukey HSD lo confermerebbe puntando il dito su B.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="faq">FAQ</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ANOVA funziona con soli due gruppi?</strong><br> Sì, ma in quel caso è equivalente al t-test a due code (e F = t²).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa significa &#8220;a una via&#8221; e &#8220;a due vie&#8221;?</strong><br> A una via: un solo fattore (es. canale). A due vie: due fattori contemporaneamente (es. canale × dispositivo), che permette di studiare anche l&#8217;interazione tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Posso usare ANOVA con campioni piccoli?</strong><br> Sì, ma verifica normalità e omoschedasticità. Con gruppi di dimensione diversa, ANOVA è comunque robusta se gli scarti non sono estremi.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">ANOVA è una di quelle idee che, una volta capite, si vedono ovunque: ogni volta che confrontiamo una metrica continua tra più gruppi — canali, dispositivi, varianti, periodi — è lo strumento giusto per non confondere il rumore con il segnale. E non è un&#8217;isola: sotto il cofano, l&#8217;analisi della varianza e la regressione lineare sono lo stesso identico modello, visto da due angolazioni diverse. Una curiosità interessante: ANOVA e regressione lineare non sono tecniche separate. Cambia il modo di codificare le variabili, ma il cuore del metodo rimane identico. È da quel modello — il modello lineare — che passa la parte più potente della statistica applicata, ed è lì che il nostro percorso continua.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Per approfondire</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;analisi della varianza è trattata in tutte le sue forme — a una via, a due vie, con misure ripetute — in <em>Statistica</em> di Newbold, Carlson e Thorne, per chi vuole andare oltre l&#8217;introduzione di questo articolo. <a href="https://www.amazon.it/dp/8891910651?tag=consulenzeinf-21&amp;ascsubtag=lanalisi-della-varianza-anova-spiegata-semplice" rel="nofollow sponsored noopener" target="_blank">Amazon</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Test statistici parametrici e non parametrici</title>
		<link>https://www.gironi.it/blog/test-statistici-parametrici-e-non-parametrici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2021 19:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[statistica]]></category>
		<category><![CDATA[test non parametrici]]></category>
		<category><![CDATA[test parametrici]]></category>
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					<description><![CDATA[Avete mai lanciato un test A/B e vi siete chiesti se il test giusto sia il t-test o il Wilcoxon? La scelta non è banale: usare il test sbagliato può farvi perdere un risultato significativo — o, peggio, farvi credere significativo ciò che non lo è. I test statistici si dividono in due grandi famiglie: &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/test-statistici-parametrici-e-non-parametrici/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Test statistici parametrici e non parametrici"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Avete mai lanciato un <a href="https://www.gironi.it/blog/ab-testing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">test A/B</a> e vi siete chiesti se il test giusto sia il t-test o il Wilcoxon? La scelta non è banale: usare il test sbagliato può farvi perdere un risultato significativo — o, peggio, farvi credere significativo ciò che non lo è.</p>


<p class="wp-block-paragraph">I <a href="https://www.gironi.it/blog/il-test-delle-ipotesi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">test statistici</a> si dividono in due grandi famiglie: <strong>parametrici</strong> e <strong>non parametrici</strong>. La differenza fondamentale? I primi assumono che i dati seguano una distribuzione nota (di solito la normale); i secondi no. Questa distinzione non è un dettaglio tecnico: determina quali test puoi usare, quanto sono potenti, e quanto puoi fidarti dei risultati.</p>


<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo vediamo le differenze, quando usare l&#8217;uno o l&#8217;altro, e come la scelta impatta sull&#8217;analisi dei dati del tuo sito.</p>


<span id="more-2306"></span>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Di cosa parleremo</strong></p>
<ul>
<li><a href="#parametrici">Test parametrici: il potere della normalità</a></li>
<li><a href="#non-parametrici">Test non parametrici: flessibilità e robustezza</a></li>
<li><a href="#confronto">Tabella di confronto</a></li>
<li><a href="#prova-tu">Prova tu</a></li>
<li><a href="#chiusura">Scegliere il test giusto</a></li>
</ul></p>


<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<h2 class="wp-block-heading" id="parametrici">Test parametrici: il potere della normalità</h2>


<p class="wp-block-paragraph">Molti test parametrici presuppongono che i dati siano distribuiti in modo <strong>approssimativamente normale</strong>.</p>


<p class="wp-block-paragraph">Le condizioni tipiche per usarli sono:</p>


<ul class="wp-block-list">
<li>Dati <strong>continui o su scala a intervalli/rapporto</strong>.
</li>


<li>Distribuzione <strong>approssimativamente normale</strong> dei dati (o delle medie campionarie, grazie al <a href="https://www.gironi.it/blog/il-teorema-del-limite-centrale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">teorema del limite centrale</a> per campioni grandi).
</li>


<li><strong>Omogeneità delle varianze</strong> (<em>omoschedasticità</em>) tra i gruppi confrontati.
</li>


<li>Dimensione del campione <strong>sufficientemente ampia</strong>, quando le ipotesi del modello sono ragionevolmente soddisfatte.
</li>
</ul>


<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio principale dei test parametrici è il <strong>potere statistico più elevato</strong>: a parità di effetto e dimensione campionaria, un test parametrico ha più probabilità di rilevare una differenza reale. Questo perché sfruttano l&#8217;informazione sulla distribuzione dei dati — se l&#8217;assunzione è corretta.</p>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Esempi di test parametrici</strong> che abbiamo incontrato: il <a href="https://www.gironi.it/blog/la-distribuzione-normale#zscore" target="_blank" rel="noopener noreferrer">test Z</a>, il <a href="https://www.gironi.it/blog/la-distribuzione-t-e-il-test-delle-ipotesi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">test t di Student</a>, <a href="https://www.gironi.it/blog/lanalisi-della-varianza-anova-spiegata-semplice/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l&#8217;analisi della varianza ANOVA</a>, il <a href="https://www.gironi.it/blog/regressione-lineare-semplice/#il-coefficiente-di-correlazione-r-di-pearson" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coefficiente di correlazione r di Pearson</a>, la <a href="https://www.gironi.it/blog/regressione-lineare-semplice/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">regressione lineare</a>.</p>


<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<h2 class="wp-block-heading" id="non-parametrici">Test non parametrici: flessibilità e robustezza</h2>


<p class="wp-block-paragraph">I <strong>test non parametrici</strong> (detti anche <em>distribution-free</em>) non richiedono di assumere una particolare distribuzione dei dati né si basano sulla stima dei parametri di tale distribuzione. Lavorano spesso sui <strong>ranghi</strong> (l&#8217;ordinamento dei valori) piuttosto che sui valori stessi.</p>


<p class="wp-block-paragraph">Si dividono in due macro-categorie:</p>


<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Test di conformità (goodness-of-fit)</strong>: confrontano le frequenze osservate con quelle attese sotto una certa ipotesi. L&#8217;esempio principale è il <a href="https://www.gironi.it/blog/il-test-del-chi-quadrato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">test chi-quadrato</a>.
</li>


<li><strong>Alternative non parametriche ai test parametrici</strong>: test che rispondono alla stessa domanda ma senza assumere la normalità. Per esempio, il <a href="https://www.gironi.it/blog/il-test-di-wilcoxon/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">test di Wilcoxon</a> è l&#8217;alternativa al t-test per due campioni, e il coefficiente <a href="https://www.gironi.it/blog/regressione-lineare-semplice/#il-coefficiente-di-correlazione-per-ranghi-rho-di-spearman-e-un-accenno-al-tau-di-kendall" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rho di Spearman</a> è l&#8217;alternativa non parametrica alla correlazione di Pearson.
</li>
</ul>


<p class="wp-block-paragraph">Altri esempi includono il test U di Mann-Whitney (alternativa al t-test per due campioni indipendenti), il test di Kruskal-Wallis (alternativa all&#8217;ANOVA) e il tau di Kendall (alternativa a Spearman per ranghi con legami).</p>


<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo della versatilità? I test non parametrici hanno in genere <strong>potere statistico inferiore</strong> quando le assunzioni dei parametrici sono rispettate. Si dice che hanno un&#8217;<em>efficienza</em> minore: per ottenere la stessa potenza, servono campioni più grandi.</p>


<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-eed7543b wp-block-group-is-layout-constrained">

<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1050" height="525" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/parametric-distribuzioni.png" alt="Distribuzione normale (sinistra) e asimmetrica (destra): la forma dei dati determina la scelta tra test parametrici e non parametrici." class="wp-image-4365" srcset="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/parametric-distribuzioni.png 1050w, https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/parametric-distribuzioni-300x150.png 300w, https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/parametric-distribuzioni-1024x512.png 1024w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px" /><figcaption class="wp-element-caption">Distribuzione normale (sinistra) e asimmetrica (destra): la forma dei dati determina la scelta tra test parametrici e non parametrici.</figcaption></figure>

</div></div>


<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-eed7543b wp-block-group-is-layout-constrained">

<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="825" height="600" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/parametric-potenza.png" alt="Potenza statistica del t-test e del Wilcoxon su dati normali e asimmetrici. Il t-test perde meno potenza quando i dati si allontanano dalla normalità." class="wp-image-4366" srcset="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/parametric-potenza.png 825w, https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/parametric-potenza-300x218.png 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Potenza statistica del t-test e del Wilcoxon su dati normali e asimmetrici. Il t-test perde meno potenza quando i dati si allontanano dalla normalità.</figcaption></figure>

</div></div>


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<h2 class="wp-block-heading" id="confronto">Tabella di confronto</h2>


<p class="wp-block-paragraph">Quando usare l&#8217;uno e quando l&#8217;altro? Ecco un riepilogo:</p>


<figure class="wp-block-table"><table>
<thead><tr><th>Caratteristica</th><th>Test parametrici</th><th>Test non parametrici</th></tr></thead>
<tbody>
<tr><td><strong>Distribuzione assunta</strong></td><td>Normale (o approx.)</td><td>Nessuna</td></tr>
<tr><td><strong>Tipo di dati</strong></td><td>Continui, intervallo/rapporto</td><td>Qualsiasi (anche ordinali, ranghi)</td></tr>
<tr><td><strong>Potenza statistica</strong></td><td>Più alta (se le assunzioni valgono)</td><td>Più bassa (a parità di n)</td></tr>
<tr><td><strong>Robustezza</strong></td><td>Sensibile a outlier e non-normalità</td><td>Robusto a outlier e asimmetrie</td></tr>
<tr><td><strong>Campione minimo</strong></td><td>Dipende dalle ipotesi del modello</td><td>Funziona anche con n piccoli</td></tr>
<tr><td><strong>Risultato</strong></td><td>Stima parametri + p-value</td><td>Test basato su ranghi</td></tr>
<tr><td><strong>Esempi</strong></td><td>t-test, ANOVA, Pearson, Z-test</td><td>Wilcoxon, Mann-Whitney, Kruskal-Wallis, Spearman</td></tr>
</tbody></table>
<figcaption class="wp-element-caption">Confronto sintetico tra test parametrici e non parametrici.</figcaption>
</figure>


<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<h3 class="wp-block-heading" id="prova-tu">Prova tu</h3>


<p class="wp-block-paragraph">Un sito ecommerce ha due versioni della pagina prodotto (A e B). I tempi di sessione in secondi per 10 visitatori ciascuna sono:</p>


<pre class="wp-block-code"><code>versione_A <- c(45, 52, 48, 61, 55, 49, 53, 47, 58, 51)
versione_B <- c(42, 65, 44, 70, 50, 68, 55, 71, 49, 63)</code></pre>


<p class="wp-block-paragraph">Eseguiamo sia un t-test (parametrico) che un Wilcoxon (non parametrico) per vedere se la differenza è significativa:</p>


<pre class="wp-block-code"><code># Test parametrico (presuppone normalità)
t.test(versione_A, versione_B)

# Test non parametrico (basato sui ranghi)
wilcox.test(versione_A, versione_B)</code></pre>


<p class="wp-block-paragraph">Domande:</p>


<p class="wp-block-paragraph">1. <strong>I due test danno lo stesso verdetto (p &lt; 0,05)?</strong></p>


<p class="wp-block-paragraph">2. <strong>Quale dei due avrebbe più senso usare con soli 10 dati per gruppo?</strong></p>


<p class="wp-block-paragraph">3. <strong>Come cambierebbe la scelta se avessimo 100 visitatori per versione?</strong></p>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Risposte:</strong></p>


<p class="wp-block-paragraph">1. Su questi dati specifici, il t-test dà p ≈ 0,12 (non significativo), mentre Wilcoxon dà p ≈ 0,16 (non significativo). Entrambi convergono — ma non è sempre così.</p>


<p class="wp-block-paragraph">2. Con n = 10 è difficile verificare la normalità. Il Wilcoxon è la scelta più prudente: non assume nulla sulla distribuzione e funziona bene anche con campioni piccoli.</p>


<p class="wp-block-paragraph">3. Con n = 100, il <a href="https://www.gironi.it/blog/il-teorema-del-limite-centrale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">teorema del limite centrale</a> garantisce che la media campionaria è approx. normale anche se i dati originali non lo sono. Il t-test diventa più giustificato — e più potente.</p>


<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<h3 class="wp-block-heading" id="chiusura">Scegliere il test giusto</h3>


<p class="wp-block-paragraph">La scelta tra un test parametrico e uno non parametrico non dipende da quale sia "migliore" in assoluto, ma dalla <strong>natura dei dati</strong> e dalle <strong>ipotesi che siamo ragionevolmente disposti ad assumere</strong>.</p>


<p class="wp-block-paragraph">La regola pratica è:</p>


<ul class="wp-block-list">
<li>Se i dati sono <strong>normali</strong> (o il campione è grande) e le varianze sono <strong>omogenee</strong> → test parametrico (più potente).
</li>


<li>Se i dati non sono normali, il campione è piccolo, o ci sono <strong>outlier</strong> → test non parametrico (più robusto).
</li>


<li>In caso di dubbio, esegui <strong>entrambi</strong>: se convergono, la risposta è robusta. Se divergono, indaga perché.
</li>
</ul>


<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-eed7543b wp-block-group-is-layout-constrained">
<p><strong>Attenzione: la potenza non è tutto.</strong></p>
<p>Un test parametrico più potente non è sempre la scelta migliore. Se i dati violano le assunzioni (normalità, omoschedasticità), il p-value del test parametrico può essere inaffidabile — e ti esponi a un falso positivo o a un falso negativo. In questi casi un test non parametrico, pur meno potente, dà un risultato più onesto.</p>
<p>Per approfondire la scelta pratica tra test, vedi la <a href="https://www.gironi.it/blog/guida-ai-test-statistici-per-analisi-a-b/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">guida ai test statistici per analisi A/B</a>, e per una trattazione sistematica delle condizioni di applicabilità, <a href="https://www.gironi.it/blog/effect-size-e-power-analysis-per-la-seo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">effect size e power analysis</a>.</p>
</div></div>


<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<h3 class="wp-block-heading">Per approfondire</h3>


<p class="wp-block-paragraph">Per orientarsi nella scelta tra test parametrici e non parametrici, con le condizioni di applicabilità di ciascuno, <a href="https://www.amazon.it/dp/8891910651?tag=consulenzeinf-21&#038;ascsubtag=test-statistici-parametrici-e-non-parametrici" rel="nofollow sponsored noopener" target="_blank"><em>Statistica</em></a> di Newbold, Carlson e Thorne offre la copertura più sistematica disponibile in italiano.</p>
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