Il Sermone del Fuoco

A un lettore occidentale, il "Sermone del fuoco" probabilmente richiamerà alla memoria la terza sezione della " Terra Desolata " di T.S.Eliot (che riporto in calce al testo buddista). La suggestione del sermone, pronunciato da Gautama davanti a mille asceti dediti al culto del fuoco, sulla collina di Gayasisa, è ancora immensa, ed è alla base della pratica del "non attaccamento". Ho tratto il testo dal sito canonepali.net al quale rimandio per tutti gli approfondimenti e per una completa conoscenza dei testi.

Adittapariyaya sutta - Il Sermone del Fuoco(Samyutta Nikaya 35.28)

Così ho sentito.

Una volta il Beato soggiornava presso Gaya, sul colle Gayasisa, insieme a mille monaci. Ivi rivolgendosi ai monaci disse:

“Monaci, tutto brucia! E cosa brucia, o monaci?

La vista brucia, o monaci, le forme ed i colori bruciano, la coscienza visiva brucia, il contatto visivo brucia, e qualsiasi sensazione sorga in dipendenza dal contatto dell’occhio con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia.

Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

L’udito brucia, o monaci, i suoni bruciano, la coscienza uditiva brucia, il contatto uditivo brucia, e qualsiasi sorga in dipendenza dal contatto dell’orecchio con i suoi oggetti - sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia.

Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

L’olfatto, o monaci, brucia, gli odori bruciano, la coscienza olfattiva brucia, il contatto olfattivo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto del naso con i suoi oggetti - sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia.

Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

Il gusto, o monaci, brucia, i sapori bruciano, la coscienza gustativa brucia, il contatto gustativo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto della lingua con i suoi oggetti - sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia.

Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

Il tatto, o monaci, brucia, le sensazioni tattili bruciano, la coscienza tattile brucia, il contatto del corpo brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto del corpo con i suoi oggetti - sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia.

Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

La mente, o monaci, brucia, gli oggetti della mente bruciano, la coscienza mentale brucia, il contatto mentale brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto della mente con i suoi oggetti - sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia.

Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.”

Così insegnò il Beato e i monaci, rallegrati, furono felici di ascoltare le sue parole. Mentre tale spiegazione veniva impartita, le menti dei mille furono liberate dagli influssi impuri grazie al non attaccamento.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Ñanamoli Thera

PTS: S iv 19/ CDB ii 1143 - Copyright © 1981 Buddhist Publication Society. Access to Insight edition © 1993

Tradotto in italiano da Enzo Alfano


T.S.Eliot - Il sermone del fuoco

da “La Terra Desolata”

III. Il sermone del fuoco

La tenda del fiume è rotta: le ultime dita delle foglie

S’afferrano e affondano dentro la riva umida. Il vento

Incrocia non udito sulla terra bruna. Le ninfe son partite.

Dolce Tamigi, scorri lievemente, finché non abbia finito il mio Canto.

il fiume non trascina bottiglie vuote, carte da sandwich,

Fazzoletti di seta, scatole di cartone, cicche di sigarette

O altre testimonianze delle notti estive. Le ninfe son partite.

E i loro amici, credi bighelloni di direttori di banca della City;

Partiti, e non hanno lasciato indirizzo.

Presso le acque dei Lemano mi sedetti e piansi…

Dolce Tamigi, scorri lievemente, finché non abbia finito il mio canto.

Dolce Tamigi, scorri lievemente, perché il mio canto non è alto né lungo.

Ma alle mie spalle in una fredda raffica odo

Lo scricchiolo delle ossa, e il ghigno che fende da un orecchio all’altro.

Un topo si insinuò con lentezza fra la vegetazione

Strascicando il suo viscido ventre sulla riva

Mentre stavo pescando nel canale tetro

Una sera d’inverno dietro il gasometro

Meditando sul naufragio del re mio fratello

E sulla morte del re mio padre, prima di lui.

Dei bianchi corpi ignudi sul suolo molle e basso

E ossa,gettate in una piccola soffitta bassa e arida,

Smosse solo dal piede del topo, un anno dietro l’altro.

Ma alle mie spalle di tanto in tanto odo

Suoni di trombe e motori, che condurranno

Sweeney da Mrs. Porter a primavera.

Oh la luna splendeva lucente su Mrs. Porter

E su sua figlia

Che si lavano i piedi in “soda water”

Et O ces voix d’enfants, cbantant dans la coupole!

Tuit tuit tuit

Giag giag giag giag giag giag

Così brutalmente

forzata.

Tiriù

Città irreale

Sotto la nebbia bruna di un meriggio invernale

Mr. Eugenides, il mercante di Smirne,

Mal rasato, con una tasca piena d’uva passa

C.i.f. London: documenti a vista,

M’invitò in un francese demotico

Ad una colazione al Cannon Street Hotel

Seguita da un weekend al Metropole.

Nell’ora violetta, quando gli occhi e la schiena

Si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende

Come un tassì che pulsa nell’attesa,

Io Tiresia, benché cieco, pulsando fra due vite,

Vecchio con avvizzite mammelle di donna, posso vedere

Nell’ora violetta, nell’ora della sera che contende

Il ritorno, e il navigante dal mare riconduce al porto,

La dattilografa a casa all’ora dei tè, mentre sparecchia la colazione, accende

La stufa, mette a posto barattoli di cibo conservato.

Pericolosamente stese fuori dalla íìnestra

Le sue combinazioni che s’asciugano toccate dagli ultimi raggi del sole,

Sopra il divano (che di notte è il suo letto)

Sono ammucchiate calze, pantofole, fascette e camiciole.

Io Tiresia, vecchio con le mammelle raggrínzite,

Osservai la scena, e ne predissi il resto -

Anch’io ero in attesa dell’ospite atteso.

Ed ecco apriva il giovanotto foruncoloso,

Impiegato d’una piccola agenzia di locazione, sguardo ardito,

Uno di bassa estrazione a cui la sicurezza

S’addice come un cilindro a un cafone rifatto.

Ora il momento è favorevole, come bene indovina,

Il pasto è ormai finito, e lei è annoiata e stanca,

Lui cerca d’impegnarla alle carezze

Che non sono respinte, anche se non desiderate.

Eccitato e deciso, ecco immediatamente l’assale;

Le sue mani esploranti non incontrano difesa;

La sua vanità non pretende che vi sia un’intesa, ritiene

L’indifferenza gradita accettazione.

(E io Tiresia ho presofferto tutto

Ciò che si compie su questo stesso divano o questo letto;

lo che sedei presso Tebe sotto le mura

E camminai fra i morti che più stanno in basso.)

Accorda un bacio finale di protezione,

E brancola verso l’uscita, trovando le scale non illuminate…

Lei si volta e si guarda allo specchio un momento,

Si rende conto appena che l’amante è uscito;

il suo cervello permette che un pensiero solo a metà formato

Trascorra: ” Bene, ora anche questo è fatto: lieta che sia finito. ”

Quando una donna leggiadra si piega a far follie

E percorre di nuovo la sua stanza, sola,

Con una mano meccanica i suoi capelli ravvia,

E mette un disco a suonare sul grammofono.

” Questa musica presso di me scivolava sull’acque ”

E lungo lo Strand, fino alla Queen Victoria Street.

O città, città, talvolta posso udire vicino

A una qualsiasi taverna in Lower Thames Street

Il lamento piacevole di un mandolino,

E dentro chiacchiere e altri rumori

Là dove a mezzogiorno i pesciaioli riposano:

Dove le mura di Magnus Martir contengono

Uno splendore inesplicabile di bianco e oro ionici.

Il fiume trasuda

Olio e catrame

Le chiatte scivolano

Con la marca che si volge

Vele rosse

Ampie

Sottovento, ruotano su pesanti alberature.

Le chiatte sospingono

Tronchi che vanno alla deriva

Verso il tratto di fiume di Greenwich

Oltre l’Isola dei Cani.

Weialala lcia

Wallala Iciaiala

Elisabetta e Leicester

Remi che battono

La prua era formata

Da una conchiglia dorata

Rossa e oro

L’agile flusso dell’onda

Si frangeva su entrambe le rive

Il vento di sud ovest

Con la corrente portava

Lo scampanio delle campane

Torri bianche

Weialala leia

Wallala Ieialala

” Tram e alberi polverosi.

Highbury mi fe’. Disfecemi

Richmond e Kew. Vicino a Richmond alzai le ginocchia

Supina sul fondo di una stretta canoa. ”

” I miei piedi sono a Moorgate, e il mio cuore

Sotto i miei piedi. Dopo il fatto

Egli pianse. Promise “un nuovo inizio”.

Non feci commento. Di cosa mi dovrei rammaricare? ”

” Sulle Sabbie di Margate.

Non posso connettere

Nulla con nulla.

Le unghie rotte di mani sporche.

La mia gente, gente modesta che non chiede

Nulla. ”

la la

Poi a Cartagine venni

Ardere ardere ardere ardere

O Signore Tu mi cogli

O Signore Tu cogli

bruciando