{"id":4519,"date":"2026-10-09T09:32:23","date_gmt":"2026-10-09T08:32:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/?p=4519"},"modified":"2026-10-15T15:15:00","modified_gmt":"2026-10-15T14:15:00","slug":"p-value","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/p-value\/","title":{"rendered":"Il p-value e i suoi malintesi: cosa significa davvero p < 0,05"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl nuovo titolo ha un p-value di 0,03: c&#8217;\u00e8 il 97% di probabilit\u00e0 che funzioni.\u00bb \u00c8 una frase che si legge nei report, nei case study, a volte perfino nei manuali. Ed \u00e8 sbagliata. Non di poco, non per pedanteria: \u00e8 sbagliata in un modo che pu\u00f2 farci prendere met\u00e0 delle decisioni sulla base di risultati che non esistono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su questo blog il p-value compare in decine di articoli, dal <a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/il-test-delle-ipotesi\/\">test delle ipotesi<\/a> all&#8217;<a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/ab-testing\/\">A\/B testing<\/a>, dalla regressione ai <a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/confronti-multipli\/\">confronti multipli<\/a>. \u00c8 il numero pi\u00f9 usato della statistica applicata, e probabilmente il pi\u00f9 frainteso. Vale la pena fermarsi una volta su che cosa dice, e soprattutto su che cosa <strong>non<\/strong> dice.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In sintesi:<\/strong> il <strong>p-value<\/strong> \u00e8 la probabilit\u00e0 di osservare dati almeno cos\u00ec estremi come quelli ottenuti, <strong>supponendo che l&#8217;ipotesi nulla sia vera<\/strong> (cio\u00e8 che l&#8217;effetto non esista). Non \u00e8 la probabilit\u00e0 che l&#8217;ipotesi nulla sia vera, n\u00e9 la probabilit\u00e0 che il risultato sia dovuto al caso. Un p-value piccolo non dice che l&#8217;effetto \u00e8 grande, e un p-value sopra 0,05 non dice che l&#8217;effetto non c&#8217;\u00e8. La soglia di 0,05 \u00e8 una convenzione, non un confine naturale. Per decidere servono anche la dimensione dell&#8217;effetto, l&#8217;intervallo di confidenza e una stima di quante delle idee che testiamo funzionano davvero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Di cosa parleremo<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><a href=\"#definizione\">Cos&#8217;\u00e8 il p-value, in una frase<\/a><\/li><li><a href=\"#probabilita\">Malinteso 1: \u00abc&#8217;\u00e8 il 97% di probabilit\u00e0 che funzioni\u00bb<\/a><\/li><li><a href=\"#effetto\">Malinteso 2: \u00abun p piccolo vuol dire un effetto grande\u00bb<\/a><\/li><li><a href=\"#assenza\">Malinteso 3: \u00abp sopra 0,05, quindi non c&#8217;\u00e8 nessun effetto\u00bb<\/a><\/li><li><a href=\"#soglia\">Malinteso 4: \u00ab0,05 \u00e8 il confine fra vero e falso\u00bb<\/a><\/li><li><a href=\"#cosa-riportare\">Cosa riportare, allora?<\/a><\/li><li><a href=\"#domande-frequenti\">Domande frequenti<\/a><\/li><li><a href=\"#prova-tu\">Prova tu<\/a><\/li><li><a href=\"#per-approfondire\">Per approfondire<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"definizione\">Cos&#8217;\u00e8 il p-value, in una frase<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo da un A\/B test su due titoli di annuncio: 4.000 impressioni ciascuno, 200 clic per il titolo A (CTR 5,0%) e 240 per il titolo B (CTR 6,0%). Il test sulle due proporzioni restituisce p = 0,0498.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per leggere quel numero bisogna fare un piccolo esercizio di immaginazione. <strong>Supponiamo che i due titoli siano identici<\/strong>, che la differenza di CTR non esista e tutto dipenda dal caso dei clic. \u00c8 l&#8217;ipotesi nulla. In quel mondo immaginario, con quale probabilit\u00e0 vedremmo una differenza grande almeno quanto quella osservata, 40 clic su 4.000? La risposta \u00e8 il p-value: circa il 5%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In formula, con H\u2080 l&#8217;ipotesi nulla:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\\(p = P(\\text{dati almeno cos\u00ec estremi} \\mid H_0 \\text{ vera})\\)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La barra verticale si legge \u00absupponendo che\u00bb: tutto il calcolo avviene <em>dentro<\/em> l&#8217;ipotesi nulla. <strong>Il p-value misura quanto i dati sono sorprendenti se l&#8217;effetto non esiste.<\/strong> Non dice niente, direttamente, su quanto sia probabile che l&#8217;effetto esista. Ed \u00e8 proprio da qui che nascono quasi tutti i malintesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una conseguenza che pochi conoscono, ma che aiuta a capire tutto il resto: quando l&#8217;ipotesi nulla \u00e8 vera, <strong>il p-value \u00e8 un numero a caso fra 0 e 1, con distribuzione uniforme<\/strong>. Un p di 0,03 \u00e8 raro esattamente quanto un p di 0,73. Lo verifichiamo simulando 10.000 A\/B test in cui B non cambia niente, e altri 10.000 in cui B porta il CTR dal 5% al 6%:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code>un_test &lt;- function(ctr_b, n = 4000, ctr_a = 0.05) {\n  clic_a &lt;- rbinom(1, n, ctr_a)\n  clic_b &lt;- rbinom(1, n, ctr_b)\n  prop.test(c(clic_a, clic_b), c(n, n), correct = FALSE)$p.value\n}\n\nset.seed(1)\np_nulla &lt;- replicate(10000, un_test(0.05))     # B non cambia niente\np_effetto &lt;- replicate(10000, un_test(0.06))   # B funziona davvero (+20%)\n\nmean(p_nulla &lt; 0.05)\n# [1] 0.0481\nquantile(p_nulla, c(0.25, 0.50, 0.75))\n#       25%       50%       75%\n# 0.2483948 0.4970851 0.7524771\nmean(p_effetto &lt; 0.05)\n# [1] 0.501<\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza effetto, il 4,8% dei test scende sotto 0,05 (il 5% promesso, a meno del caso) e i quartili cadono a 0,25, 0,50 e 0,75: la distribuzione \u00e8 piatta. Con l&#8217;effetto vero, i p-value si ammassano vicino a zero, ma <strong>solo la met\u00e0 scende sotto 0,05<\/strong>: con 4.000 impressioni per variante, la <a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/effect-size-e-power-analysis\/\">potenza<\/a> del test \u00e8 del 50%.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/p-value-distribuzione.png\" alt=\"La distribuzione dei p-value di 10.000 A\/B test. Se B non cambia niente (sinistra) i p-value sono uniformi fra 0 e 1, e circa il 5% cade sotto 0,05 per puro caso. Se B funziona davvero (destra) si ammassano vicino a zero, ma con una potenza del 50% la met\u00e0 resta sopra la soglia.\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La distribuzione dei p-value di 10.000 A\/B test. Se B non cambia niente (sinistra) i p-value sono uniformi fra 0 e 1, e circa il 5% cade sotto 0,05 per puro caso. Se B funziona davvero (destra) si ammassano vicino a zero, ma con una potenza del 50% la met\u00e0 resta sopra la soglia.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"probabilita\">Malinteso 1: \u00abc&#8217;\u00e8 il 97% di probabilit\u00e0 che funzioni\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il malinteso pi\u00f9 diffuso, e il pi\u00f9 costoso. Un p di 0,03 non vuol dire che c&#8217;\u00e8 il 3% di probabilit\u00e0 che l&#8217;ipotesi nulla sia vera, n\u00e9 il 97% che l&#8217;effetto esista. Il p-value \u00e8 la probabilit\u00e0 dei dati supponendo H\u2080, non la probabilit\u00e0 di H\u2080 dati i dati. Sembra un gioco di parole, ma le due probabilit\u00e0 possono essere lontanissime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio fuori dalla statistica. La probabilit\u00e0 che una persona sia italiana, sapendo che \u00e8 il Presidente della Repubblica, \u00e8 altissima. La probabilit\u00e0 che sia il Presidente della Repubblica, sapendo che \u00e8 italiana, \u00e8 di circa una su sessanta milioni. Invertire il \u00absapendo che\u00bb cambia tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per passare dal p-value alla domanda che ci interessa davvero (questa idea funziona?) manca un ingrediente: <strong>quante delle idee che mettiamo alla prova funzionano in partenza<\/strong>. Facciamo un esempio realistico. Testiamo 1.000 idee (titoli, meta description, call to action) e solo una su dieci funziona davvero; le altre nove sono neutre. Lo simulo in R con gli stessi test di prima:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code>set.seed(5)\nfunziona &lt;- seq_len(1000) &lt;= 100        # le idee buone sono 100 su 1.000\np_idee &lt;- sapply(funziona, function(f) un_test(ifelse(f, 0.06, 0.05)))\n\ntable(significativo = p_idee &lt; 0.05, funziona)\n\n#              funziona\n# significativo FALSE TRUE\n#         FALSE   853   50\n#         TRUE     47   50<\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su 1.000 test, 97 risultano \u00absignificativi\u00bb. Cinquanta sono idee che funzionano davvero; <strong>47 sono idee neutre che hanno superato la soglia per caso<\/strong>. Fra i nostri \u00abvincitori\u00bb, quasi uno su due \u00e8 un falso allarme, eppure ciascuno di loro aveva un p-value sotto 0,05.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/p-value-mille-idee.png\" alt=\"Mille idee testate, una su dieci funziona davvero. Ogni quadratino \u00e8 un test. I vincitori sono i quadratini blu (scoperte vere) e arancioni (falsi allarmi): sono quasi lo stesso numero. Le idee buone perse perch\u00e9 il test non le ha viste (celeste) sono tante quante quelle trovate.\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mille idee testate, una su dieci funziona davvero. Ogni quadratino \u00e8 un test. I vincitori sono i quadratini blu (scoperte vere) e arancioni (falsi allarmi): sono quasi lo stesso numero. Le idee buone perse perch\u00e9 il test non le ha viste (celeste) sono tante quante quelle trovate.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il conto si pu\u00f2 fare anche senza simulazione. Se \u03c0 \u00e8 la quota di idee che funzionano, \u03b1 la soglia e la potenza la probabilit\u00e0 di accorgersi di un&#8217;idea buona, la quota di falsi allarmi fra i risultati significativi \u00e8:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\\(\\text{quota di falsi allarmi} = \\frac{\\alpha \\, (1 &#8211; \\pi)}{\\alpha \\, (1 &#8211; \\pi) + \\text{potenza} \\cdot \\pi}\\)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il numeratore sono le idee neutre che passano per caso (il 5% delle 900); al denominatore si aggiungono le idee buone che il test riconosce (il 50% delle 100). Con i nostri numeri: 45 \/ (45 + 50) = <strong>47%<\/strong>. La tabella mostra come cambia la quota al variare delle due incognite:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><thead><tr><th>Idee che funzionano (\u03c0)<\/th><th>Potenza 50%<\/th><th>Potenza 80%<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>10%<\/td><td>47,4%<\/td><td>36,0%<\/td><\/tr><tr><td>25%<\/td><td>23,1%<\/td><td>15,8%<\/td><\/tr><tr><td>50%<\/td><td>9,1%<\/td><td>5,9%<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La stessa soglia del 5% produce un 6% di falsi allarmi o quasi la met\u00e0, a seconda di quanto sono buone le idee che testiamo e di quanti dati abbiamo.<\/strong> \u00c8 lo stesso meccanismo della <em>base rate fallacy<\/em> nei test medici: un test accurato su una malattia rara produce comunque una valanga di falsi positivi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"effetto\">Malinteso 2: \u00abun p piccolo vuol dire un effetto grande\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il p-value mescola due cose: quanto \u00e8 grande l&#8217;effetto e quanti dati abbiamo. Con dati abbondanti, anche un effetto minuscolo produce un p-value minuscolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Search Console ce ne offre l&#8217;occasione tutti i giorni. Due sezioni del sito, 10 milioni di impressioni ciascuna, CTR del 5,00% contro il 5,05%: una differenza di cinque centesimi di punto, l&#8217;1% in termini relativi. Lo calcolo in R:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code>n &lt;- 1e7\nprop.test(c(n * 0.05, n * 0.0505), c(n, n), correct = FALSE)$p.value\n# [1] 3.091392e-07<\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un p-value di 0,0000003: \u00abaltamente significativo\u00bb. Ma l&#8217;effetto vale cinque clic ogni diecimila impressioni, e quasi certamente non giustifica nessuna decisione. <strong>Significativo, in statistica, vuol dire \u00abdifficilmente dovuto al caso\u00bb, non \u00abimportante\u00bb.<\/strong> Per l&#8217;importanza serve guardare la dimensione dell&#8217;effetto, il tema dell&#8217;articolo su <a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/effect-size-e-power-analysis\/\">effect size e power analysis<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"assenza\">Malinteso 3: \u00abp sopra 0,05, quindi non c&#8217;\u00e8 nessun effetto\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il malinteso speculare, e altrettanto pericoloso. Torniamo alla figura con le due distribuzioni: quando B funziona davvero, con 4.000 impressioni per variante, met\u00e0 dei test resta sopra 0,05. Un p-value \u00abnon significativo\u00bb vuol dire che <strong>i dati non bastano a escludere il caso<\/strong>, non che l&#8217;effetto \u00e8 stato escluso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facciamo un esempio. Titolo A: 200 clic su 4.000. Titolo B: 222 clic su 4.000, un CTR pi\u00f9 alto dell&#8217;11%. Lo verifico in R, guardando anche l&#8217;intervallo di confidenza:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-code\"><code>t &lt;- prop.test(c(222, 200), c(4000, 4000), correct = FALSE)\nt$p.value\n# [1] 0.271176\nt$conf.int     # differenza di CTR, B meno A\n# [1] -0.004295887  0.015295887<\/code><\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il p-value \u00e8 0,27, ben sopra la soglia. Ma l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/intervalli-di-confidenza\/\">intervallo di confidenza<\/a> della differenza va da \u22120,43 a +1,53 punti di CTR: in termini relativi, da un calo dell&#8217;8,6% a un <strong>aumento del 30,6%<\/strong>. I dati sono compatibili con un titolo leggermente peggiore e con uno nettamente migliore. Concludere \u00abil titolo B non serve\u00bb sarebbe come dire che una partita non ancora giocata \u00e8 finita in pareggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;assenza di prove non \u00e8 la prova di un&#8217;assenza.<\/strong> Il test ci sta dicendo che servono pi\u00f9 dati, non che l&#8217;idea \u00e8 da buttare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"soglia\">Malinteso 4: \u00ab0,05 \u00e8 il confine fra vero e falso\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La soglia di 0,05 non viene dalla natura: viene da Ronald Fisher, che negli anni Venti la propose come riferimento comodo, uno su venti, per segnalare i risultati che meritavano un&#8217;occhiata pi\u00f9 attenta. Nel tempo \u00e8 diventata un confine burocratico, con un effetto curioso: un risultato con p = 0,049 viene pubblicato, comunicato, applicato; uno con p = 0,051 finisce nel cassetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto sono diversi, nei dati, quei due risultati? Nel nostro A\/B test con 200 clic per il titolo A, se il titolo B ne prende 239 il p-value \u00e8 0,0555; se ne prende 240 \u00e8 0,0498. <strong>Un clic su ottomila separa il \u00abnon significativo\u00bb dal \u00absignificativo\u00bb.<\/strong> Nessuna persona ragionevole cambierebbe idea per un clic, eppure la soglia ci chiede di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2016 l&#8217;American Statistical Association ha pubblicato una dichiarazione ufficiale sul p-value, la prima volta in 177 anni di storia in cui prendeva posizione su un singolo aspetto della pratica statistica. Contiene sei principi. Tre dicono esattamente quello che abbiamo visto: il p-value non misura la probabilit\u00e0 che l&#8217;ipotesi sia vera; non misura la dimensione di un effetto; le conclusioni non dovrebbero basarsi soltanto sul superamento di una soglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 poi un quarto modo di sbagliare, il pi\u00f9 subdolo, perch\u00e9 non riguarda la lettura del p-value ma il modo in cui ci si arriva. Il p-value vale <strong>per un test deciso prima di guardare i dati<\/strong>. Se proviamo tante metriche, tanti segmenti, tanti momenti di stop, e teniamo il risultato che passa la soglia, il 5% non vale pi\u00f9. \u00c8 quello che abbiamo visto parlando di <a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/confronti-multipli\/\">confronti multipli<\/a> e di <a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/peeking-problem\/\">peeking<\/a>, e ha anche un nome poco lusinghiero: <em>p-hacking<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-background\" style=\"background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<p>Un avvertimento: <strong>un p-value sotto 0,05 non \u00e8 una promessa, \u00e8 un indizio.<\/strong> <br>Dice che i dati sarebbero sorprendenti se l&#8217;effetto non esistesse. Quanto quell&#8217;indizio sia convincente dipende da cose che il p-value non contiene: quante delle idee che testiamo funzionano davvero, quanta potenza aveva il test, quanti altri test abbiamo fatto prima di trovarlo.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"cosa-riportare\">Cosa riportare, allora?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il p-value non va buttato: risponde onestamente alla sua domanda, quella sul caso. Va solo smesso di fargli rispondere alle domande che non gli competono. Nella pratica quotidiana, un risultato ben riportato ha tre parti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La dimensione dell&#8217;effetto<\/strong>, nell&#8217;unit\u00e0 che conta per il business: punti di CTR, clic al mese, euro. Non \u00absignificativo\u00bb, ma \u00ab+0,8 punti di CTR, circa 1.200 clic in pi\u00f9 al mese\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;intervallo di confidenza<\/strong>, che dice quanto siamo incerti su quella dimensione: \u00abfra +0,1 e +1,5 punti\u00bb. Contiene tutto ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 nel p-value (se esclude lo zero, il test \u00e8 significativo) e molto di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il contesto del test<\/strong>: era l&#8217;unico test previsto, o uno dei venti? La potenza era sufficiente? Quanto erano promettenti le idee in partenza?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi vuole rispondere direttamente alla domanda \u00abcon quale probabilit\u00e0 B \u00e8 migliore di A?\u00bb deve cambiare approccio: \u00e8 il terreno dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/ab-test-bayesiano\/\">A\/B test bayesiano<\/a>, che a quella domanda risponde, a patto di dichiarare le proprie ipotesi di partenza.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"domande-frequenti\">Domande frequenti<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cosa significa un p-value di 0,05?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Significa che, se l&#8217;effetto non esistesse, osserveremmo dati almeno cos\u00ec estremi in circa 5 casi su 100. Non significa che c&#8217;\u00e8 il 95% di probabilit\u00e0 che l&#8217;effetto esista, n\u00e9 il 5% di probabilit\u00e0 che il risultato sia dovuto al caso.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il p-value \u00e8 la probabilit\u00e0 che l&#8217;ipotesi nulla sia vera?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">No. \u00c8 la probabilit\u00e0 dei dati supponendo vera l&#8217;ipotesi nulla, non la probabilit\u00e0 dell&#8217;ipotesi nulla dati i dati. Per ottenere la seconda serve sapere anche quanto era plausibile l&#8217;ipotesi prima del test: con idee poco promettenti, anche fra i risultati con p sotto 0,05 i falsi allarmi possono essere quasi la met\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un p-value molto piccolo indica un effetto importante?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">No. Il p-value dipende sia dalla dimensione dell&#8217;effetto sia dalla quantit\u00e0 di dati: con milioni di impressioni, anche una differenza di CTR irrilevante produce un p-value minuscolo. L&#8217;importanza si giudica dalla dimensione dell&#8217;effetto e dal suo intervallo di confidenza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Se il p-value \u00e8 maggiore di 0,05 l&#8217;effetto non esiste?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non necessariamente. Vuol dire che i dati non bastano a escludere il caso. Se il test aveva poca potenza, un effetto reale pu\u00f2 facilmente produrre un p-value alto: l&#8217;intervallo di confidenza mostra quali effetti sono ancora compatibili con i dati.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 proprio 0,05?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una convenzione proposta da Ronald Fisher negli anni Venti come riferimento comodo, una probabilit\u00e0 su venti. Non ha nessun fondamento naturale: un risultato con p = 0,049 e uno con p = 0,051 portano praticamente la stessa evidenza.<\/p>\n\n\n\n<script type=\"application\/ld+json\">{\"@context\": \"https:\/\/schema.org\", \"@type\": \"FAQPage\", \"mainEntity\": [{\"@type\": \"Question\", \"name\": \"Cosa significa un p-value di 0,05?\", \"acceptedAnswer\": {\"@type\": \"Answer\", \"text\": \"Significa che, se l'effetto non esistesse, osserveremmo dati almeno cos\u00ec estremi in circa 5 casi su 100. Non significa che c'\u00e8 il 95% di probabilit\u00e0 che l'effetto esista, n\u00e9 il 5% di probabilit\u00e0 che il risultato sia dovuto al caso.\"}}, {\"@type\": \"Question\", \"name\": \"Il p-value \u00e8 la probabilit\u00e0 che l'ipotesi nulla sia vera?\", \"acceptedAnswer\": {\"@type\": \"Answer\", \"text\": \"No. \u00c8 la probabilit\u00e0 dei dati supponendo vera l'ipotesi nulla, non la probabilit\u00e0 dell'ipotesi nulla dati i dati. Per ottenere la seconda serve sapere anche quanto era plausibile l'ipotesi prima del test: con idee poco promettenti, anche fra i risultati con p sotto 0,05 i falsi allarmi possono essere quasi la met\u00e0.\"}}, {\"@type\": \"Question\", \"name\": \"Un p-value molto piccolo indica un effetto importante?\", \"acceptedAnswer\": {\"@type\": \"Answer\", \"text\": \"No. Il p-value dipende sia dalla dimensione dell'effetto sia dalla quantit\u00e0 di dati: con milioni di impressioni, anche una differenza di CTR irrilevante produce un p-value minuscolo. L'importanza si giudica dalla dimensione dell'effetto e dal suo intervallo di confidenza.\"}}, {\"@type\": \"Question\", \"name\": \"Se il p-value \u00e8 maggiore di 0,05 l'effetto non esiste?\", \"acceptedAnswer\": {\"@type\": \"Answer\", \"text\": \"Non necessariamente. Vuol dire che i dati non bastano a escludere il caso. Se il test aveva poca potenza, un effetto reale pu\u00f2 facilmente produrre un p-value alto: l'intervallo di confidenza mostra quali effetti sono ancora compatibili con i dati.\"}}, {\"@type\": \"Question\", \"name\": \"Perch\u00e9 proprio 0,05?\", \"acceptedAnswer\": {\"@type\": \"Answer\", \"text\": \"\u00c8 una convenzione proposta da Ronald Fisher negli anni Venti come riferimento comodo, una probabilit\u00e0 su venti. 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Perch\u00e9 sono circa lo stesso numero?<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ultimo esercizio \u00e8 il pi\u00f9 breve, e forse il pi\u00f9 istruttivo: quando l&#8217;effetto non c&#8217;\u00e8, un p-value \u00abquasi significativo\u00bb non \u00e8 pi\u00f9 vicino alla verit\u00e0 di un p-value altissimo.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo visto che, fra i risultati significativi, la quota di falsi allarmi dipende da quanto sono buone le idee che testiamo. Ma c&#8217;\u00e8 un modo ancora pi\u00f9 insidioso di farsi ingannare dai successi: guardare solo quelli che ce l&#8217;hanno fatta. I case study che leggiamo raccontano le strategie che hanno funzionato, mai le cento identiche che sono fallite. \u00c8 il <a href=\"https:\/\/www.gironi.it\/blog\/survivorship-bias\/\"><em>survivorship bias<\/em><\/a>, ed \u00e8 il prossimo passo del nostro viaggio tra le trappole dei dati.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"per-approfondire\">Per approfondire<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul p-value, sui suoi usi e sui suoi abusi, consiglio <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/dp\/8806246623?tag=consulenzeinf-21&amp;ascsubtag=p-value\" rel=\"nofollow sponsored noopener\" target=\"_blank\"><em>L&#8217;arte della statistica<\/em><\/a> di David Spiegelhalter: spiega cosa dice davvero un test di significativit\u00e0, perch\u00e9 tanti risultati \u00absignificativi\u00bb non si replicano e come ragionare sull&#8217;incertezza senza farsi abbagliare da una soglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl nuovo titolo ha un p-value di 0,03: c&#8217;\u00e8 il 97% di probabilit\u00e0 che funzioni.\u00bb \u00c8 una frase che si legge nei report, nei case study, a volte perfino nei manuali. 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