Un film di soli volti

La “Passione di Giovanna d’Arco” di Dreyer è il più potente studio visivo sul volto umano che mai abbia veduto. Un film fatto di volti, di soli volti. Un tentativo incredibile di mostrare in maniera evidente ciò che è inespresso e inesprimibile attraverso il linguaggio.
“Te lo leggo nel volto”, una bizzarra espressione d’altri tempi che calza bene.

C’è verità, nel meraviglioso studio sul volto di Dreyer? E’ quel volto percorso, esplorato millimetro su millimetro, impresso nella celluloide, è davvero qualcosa di altro e diverso da un semplice gioco di specchi, a tratti enfatico, imposto da una direzione esterna?

In altre parole, cosa ci mostra Giovanna d’Arco, quella Giovanna d’Arco, Renée Falconetti, attrice di varietà teatrale francese qui nel ruolo che vale tutta una vita? Cosa?

Renée Falconetti - 
La passion de Jeanne d'Arc

Quel volto significa perchè pur nella finzione mostra realmente qualcosa? (nella direzione maniacale di Dreyer l’indagine è reale tortura fisica e psicologica) Oppure affascina ancora proprio perchè spinge il volto a rappresentare il suo stesso limite, a inventarsi l’espressione dell’inesprimibile?

Come è stato possibile giungere a un esito così sconvolgente?




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *