Un film di soli volti – “La passione di Giovanna d’Arco” di Dreyer

A tutti è capitato di pensare a quale sia il brano musicale, il libro, il film che più di ogni altro abbia segnato la nostra vita. I titoli per l’isola deserta, insomma.

Non mi è possibile indicare un solo brano o un solo libro: la sensazione di aver tralasciato qualcosa di altrettanto decisivo sarebbe troppo forte.
Non è così per il cinema, unico caso nel quale mi sento di dire che potrei indicare una pellicola su tutte, con decisione, e quell’opera è “La passione di Giovanna d’Arco” di Carl Theodor Dreyer.

La “Passione di Giovanna d’Arco” di Dreyer è il più potente studio visivo sul volto umano di ogni tempo, senza dubbio alcuno.
Un film fatto di volti, di soli volti.
Un tentativo incredibile di mostrare in maniera evidente ciò che è inespresso e inesprimibile attraverso il linguaggio.
“Te lo leggo nel volto”, una bizzarra espressione d’altri tempi che calza bene.

C’è verità, nel meraviglioso studio sul volto di Dreyer? E’ quel volto percorso, esplorato millimetro su millimetro, impresso nella celluloide, è davvero qualcosa di altro e diverso da un semplice gioco di specchi, a tratti enfatico, imposto da una direzione esterna?

In altre parole, cosa ci mostra Giovanna d’Arco, quella Giovanna d’Arco, Renée Falconetti, attrice di varietà teatrale francese qui nel ruolo che vale tutta una vita? Cosa?

Renée Falconetti - 
La passion de Jeanne d'Arc

Quel volto significa perchè pur nella finzione mostra realmente qualcosa? (nella direzione maniacale di Dreyer l’indagine è reale tortura fisica e psicologica) Oppure affascina ancora proprio perchè spinge il volto a rappresentare il suo stesso limite, a inventarsi l’espressione dell’inesprimibile?

Come è stato possibile giungere a un esito così sconvolgente?




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