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	<title>alpha &#8211; paologironi blog</title>
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	<description>Appunti sparsi di (retro) informatica, analisi dei dati, statistica, seo, e cose che cambiano</description>
	<lastBuildDate>Tue, 04 Aug 2026 07:46:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Test t di Student con esempi in R per la SEO: confrontare CTR, conversioni e metriche</title>
		<link>https://www.gironi.it/blog/la-distribuzione-t-e-il-test-delle-ipotesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 15:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[statistica]]></category>
		<category><![CDATA[alpha]]></category>
		<category><![CDATA[distribuzione t]]></category>
		<category><![CDATA[intervallo di confidenza]]></category>
		<category><![CDATA[student]]></category>
		<category><![CDATA[test delle ipotesi]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbiamo avuto modo di vedere, nel post sul test delle ipotesi, come verificare se la media di un campione sia compatibile con una certa ipotesi sulla popolazione. Negli esempi che abbiamo proposto, però, conoscevamo il valore della deviazione standard della popolazione, il sigma — una circostanza che ci permetteva di usare la distribuzione normale e &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/la-distribuzione-t-e-il-test-delle-ipotesi/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Test t di Student con esempi in R per la SEO: confrontare CTR, conversioni e metriche"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo avuto modo di vedere, nel <a href="/blog/il-test-delle-ipotesi/">post sul test delle ipotesi</a>, come verificare se la media di un campione sia compatibile con una certa ipotesi sulla popolazione. Negli esempi che abbiamo proposto, però, conoscevamo il valore della deviazione standard della popolazione, il <strong>sigma</strong> — una circostanza che ci permetteva di usare la <strong>distribuzione normale</strong> e lo <strong>Z-score</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella pratica si tratta di un caso piuttosto raro. Se non conosciamo il sigma della popolazione, o se <strong>lavoriamo con campioni piccoli</strong>, dobbiamo ricorrere a una distribuzione diversa: la <strong>distribuzione t</strong>, o <strong>distribuzione di Student</strong>.</p>



<span id="more-1131"></span>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p><strong>La distribuzione t di Student è una distribuzione di probabilità utilizzata per valutare la significatività statistica dei risultati quando il campione è piccolo e la varianza della popolazione è incerta.</strong></p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading" id="storia">Una breve digressione storica</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="360" height="464" class="wp-image-1369" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2019/11/William_Sealy_Gosset.jpg" alt="William Sealy Gosset (Student)" srcset="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2019/11/William_Sealy_Gosset.jpg 360w, https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2019/11/William_Sealy_Gosset-233x300.jpg 233w" sizes="(max-width: 360px) 85vw, 360px" /><figcaption class="wp-element-caption">William Sealy Gosset (Student)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi anni del 1900, il chimico e statistico William Sealy Gosset, impiegato nel birrificio Guinness (e collaboratore di Karl Pearson), scoprì che quando lavorava con campioni molto piccoli, le distribuzioni della media differivano significativamente dalla normale. Al variare della dimensione del campione, la forma della distribuzione cambiava — e aumentando il campione, la distribuzione approssimava sempre più la normale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non potendo rivelare la sua identità per non favorire i concorrenti, pubblicò i risultati con lo pseudonimo &#8220;Student&#8221;. Per questo le distribuzioni per campioni piccoli sono oggi note come <strong>distribuzioni t di Student</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">La distribuzione t è simmetrica rispetto allo zero, ma è più &#8220;piatta&#8221; della normale standardizzata: una porzione maggiore della sua area si trova nelle code.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un campione più numeroso fa sì che la distribuzione t approssimi sempre più fedelmente la normale. Le differenze sono massime quando abbiamo pochi gradi di libertà.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="975" height="600" class="wp-image-4010" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/t-student-confronto.png" alt="Le distribuzioni t di Student per diversi gradi di libertà, confrontate con la normale (tratteggiata). Con pochi gradi di libertà le code sono più pesanti; già con df = 30 la t è quasi indistinguibile dalla normale." srcset="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/t-student-confronto.png 975w, https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/t-student-confronto-300x185.png 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le distribuzioni t di Student per diversi gradi di libertà, confrontate con la normale (tratteggiata). Con pochi gradi di libertà le code sono più pesanti; già con df = 30 la t è quasi indistinguibile dalla normale.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa intendiamo per <strong>gradi di libertà</strong>? Il numero di valori del campione che hanno la &#8220;libertà&#8221; di variare senza alterare la media campionaria. In pratica, per il test su un campione:</p>



\( df = n &#8211; 1 \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">dove n è la numerosità del campione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il procedimento per il test delle ipotesi con la distribuzione t ricalca in buona parte quello già visto con la normale. <strong>Stabiliamo l&#8217;ipotesi nulla H₀ e l&#8217;ipotesi alternativa Hₐ</strong>, poi calcoliamo la statistica test:</p>



\( t = \frac{\bar{x} &#8211; \mu}{\frac{s}{\sqrt{n}}} \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">dove \( \frac{s}{\sqrt{n}} \) è l&#8217;<strong>errore standard stimato</strong> (lo indichiamo anche con SE).</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="esempio">Un esempio vale mille spiegazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;azienda di lampadine dichiara che il proprio prodotto ha una durata media di almeno 4200 ore. Prendiamo un campione di n = 10 lampadine e troviamo una media di 4000 ore, con deviazione standard campionaria di 200 ore.</p>



\( n = 10 \quad \bar{x} = 4000 \quad s = 200 \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">Impostiamo il test:</p>



<p class="wp-block-paragraph">\( H_0 : \mu \ge 4200 \qquad H_a : \mu &lt; 4200 \)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliamo un <strong>livello di significatività α = 0,05</strong> (corrispondente a un livello di confidenza del 95%). Nella tabella dei valori critici della distribuzione t, cerchiamo il valore per 9 gradi di libertà e α = 0,05 (una coda). <strong>Il valore critico è 1,833.</strong> Rifiuteremo H₀ se il t calcolato è inferiore a −1,833.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Calcoliamo l&#8217;errore standard:</p>



<p class="wp-block-paragraph">\[ SE = \frac{s}{\sqrt{n}} = \frac{200}{\sqrt{10}} = 63,3 \]</p>



<p class="wp-block-paragraph">E il valore di t:</p>



<p class="wp-block-paragraph">\[ t = \frac{\bar{x} &#8211; \mu}{SE} = \frac{4000 &#8211; 4200}{63,3} = -3,16 \]</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>valore di t cade nella regione critica</strong>: rifiutiamo H₀. Esiste evidenza statistica sufficiente per concludere che la durata media sia inferiore alle 4200 ore dichiarate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-4158" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/t-student-regione-critica.png" alt="Test t a un campione: regione critica e valore osservato"/><figcaption class="wp-element-caption">Test t a un campione: regione critica e valore osservato</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="p-value">Il p-value</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo anche valutare l&#8217;ipotesi chiedendoci: qual è la probabilità di ottenere un valore del test statistico uguale o più estremo di quello osservato, assumendo che H₀ sia vera? Questa probabilità è il <strong>p-value</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con R o una calcolatrice otteniamo t = −3,16 e p = 0,00575. I comandi per le calcolatrici:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>TI-83</strong>: <code>2nd → DISTR → tcdf(−1E99, −3.16, 9)</code></li><li><strong>Casio FX</strong> (modalità STAT): <code>DIST → t → tcd</code> con Lower <code>−1E99</code>, Upper <code>−3.16</code>, df <code>9</code></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è appena lo 0,575% di probabilità di osservare un risultato come il nostro se H₀ fosse vera. <strong>p &lt; 0,05</strong>: rifiutiamo H₀ a favore dell&#8217;ipotesi alternativa.</p>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>Attenzione: il p-value non è la probabilità che H₀ sia vera. È la probabilità dei dati <em>dato</em> H₀, non la probabilità di H₀ <em>dati</em> i dati.</p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading" id="intervallo">Intervallo di confidenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando rifiutiamo un&#8217;ipotesi, è utile stimare il vero valore della media. Nel nostro esempio, abbiamo scartato l&#8217;affermazione che le lampadine durino in media più di 4200 ore. Ma quanto durano davvero?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per calcolare l&#8217;intervallo di confidenza servono tre cose: la media campionaria, l&#8217;errore standard e il valore critico.</p>



\( \text{Margine di errore} = t_{\text{critico}} \times SE \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro caso: ME = 1,833 × 63,3 ≈ 116. L&#8217;intervallo di confidenza al 95% è quindi:</p>



\( 4000 \pm 116 = [3884,\ 4116] \\ \)



<p class="wp-block-paragraph">Il valore di 4200 ore cade fuori dall&#8217;intervallo, confermando il risultato del test.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="r">Il t-test in R</h2>



<p class="wp-block-paragraph">R ci permette di eseguire il test in modo semplice e completo. Prepariamo un vettore con 10 misure che hanno media 4000 e usiamo <code>t.test()</code>:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>lampadine &lt;- c(4100, 3900, 3800, 4200, 4000,
               4100, 3900, 3800, 4200, 4000)
t.test(lampadine, mu = 4200, alternative = "less")</code></pre>



<pre class="wp-block-code"><code>	One Sample t-test

data:  lampadine
t = -3.1623, df = 9, p-value = 0.005788
alternative hypothesis: true mean is less than 4200
95 percent confidence interval:
     -Inf 4115.791
sample estimates:
mean of x
     4000</code></pre>



<h2 class="wp-block-heading" id="caso-pratico">Un caso pratico: i title tag riscritti rendono di più?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Portiamo ora lo strumento sul terreno che ci interessa. Immaginiamo di aver riscritto i title tag di dieci pagine e di voler capire se il loro CTR si è mosso rispetto al <strong>3,0%</strong> che era la media storica del gruppo. Dieci pagine sono poche, e la varianza della popolazione non la conosciamo: è esattamente la situazione in cui la distribuzione t dà il meglio di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi i CTR misurati, in percentuale:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>ctr &lt;- c(3.8, 4.2, 3.1, 4.9, 3.5, 4.1, 2.9, 4.6, 3.7, 4.4)
t.test(ctr, mu = 3.0)</code></pre>



<pre class="wp-block-code"><code>	One Sample t-test

data:  ctr
t = 4.5276, df = 9, p-value = 0.001431
95 percent confidence interval:
 3.460337 4.379663
sample estimates:
mean of x
     3.92</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Leggiamo l&#8217;output. La media campionaria è <strong>3,92%</strong>, quasi un punto sopra il riferimento. Il <strong>t è 4,53</strong> con <strong>9 gradi di libertà</strong>: misura quante deviazioni standard stimate la media osservata dista dal 3,0% ipotizzato. Il <strong>p-value è 0,0014</strong>, ben sotto la soglia dello 0,05: uno scarto del genere, se la media vera fosse davvero 3,0%, lo vedremmo per puro caso poco più di una volta su mille. La riscrittura ha prodotto un effetto difficile da liquidare come rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>intervallo di confidenza al 95%</strong> va da <strong>3,46% a 4,38%</strong> e non contiene il 3,0%. È la stessa conclusione del test, vista da un&#8217;altra angolatura — non solo &#8220;l&#8217;effetto esiste&#8221;, ma &#8220;ecco la forbice plausibile in cui cade il CTR vero&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attenzione però</strong>: con dieci sole pagine quella forbice resta larga quasi un punto percentuale; più dati la stringerebbero.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Effect size: Cohen&#8217;s d</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il p-value ci dice <em>se</em> la differenza è statisticamente significativa. Per capire <em>quanto</em> è grande, calcoliamo il <strong>Cohen&#8217;s d</strong> per un campione:</p>



\( d = \frac{\bar{x} &#8211; \mu}{s} \\ \)



<pre class="wp-block-code"><code>d &lt;- (3.92 - 3.0) / sd(ctr)
d</code></pre>



<pre class="wp-block-code"><code>[1] 1.432</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Regola pratica: d ≈ 0,2 è piccolo, 0,5 medio, 0,8 grande. Il nostro d = 1,43 è un effetto grande — la differenza non è solo statisticamente significativa, ma anche sostanziale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="prova-tu">Prova tu</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo sette landing page e vogliamo sapere se il loro tasso di conversione si discosta dal <strong>2,5%</strong> che ci eravamo dati come obiettivo. Questi i valori, in percentuale:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>cr &lt;- c(2.8, 3.1, 2.4, 3.5, 2.9, 3.3, 2.7)
t.test(cr, mu = 2.5)</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Esegui il test, leggi t, df, p-value e intervallo di confidenza. La media è <strong>2,96%</strong>, il <strong>t è 3,24</strong> su <strong>6 gradi di libertà</strong>, il <strong>p-value è 0,018</strong> e l&#8217;intervallo al 95% va da <strong>2,61% a 3,30%</strong>. Poiché non contiene il 2,5%, concludiamo che le sette pagine battono l&#8217;obiettivo in modo difficilmente attribuibile al caso.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="faq">FAQ</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando usare la distribuzione t invece della normale?</strong><br> Sempre quando non conosciamo la deviazione standard della popolazione e la stimiamo dal campione. In pratica: quasi sempre. La distribuzione normale con sigma noto è più un caso da libro di testo che una situazione reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La distribuzione t funziona con campioni molto piccoli?</strong><br> Sì, purché i dati non siano fortemente asimmetrici. Per n ≥ 30, la t e la normale sono praticamente indistinguibili. Per n &lt; 15, vale la pena verificare la normalità con <code>shapiro.test()</code>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa sono i gradi di libertà?</strong><br> Nel test a un campione, df = n − 1. È il numero di valori che possono variare liberamente data una media fissata. Più gradi di libertà abbiamo, più la t assomiglia alla normale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">La distribuzione t di Student ci ha dato un modo per ragionare quando i dati sono pochi e la varianza della popolazione ci è ignota — la situazione, come si è visto, in cui ci troviamo quasi sempre. Finora abbiamo confrontato un singolo gruppo con un valore di riferimento. La domanda che si affaccia naturale è: e se i gruppi da confrontare fossero <strong>due</strong> — la versione A e la versione B di una pagina, il prima e il dopo di un intervento? È il passo successivo del percorso: <a href="/blog/il-t-test-per-due-campioni-testare-una-ipotesi-per-campioni-dipendenti-o-indipendenti/">il t-test per due campioni</a>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Per approfondire</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La distribuzione t e l&#8217;inferenza sulle medie sono trattate in profondità in <em>Statistica</em> di Newbold, Carlson e Thorne, il manuale che consigliamo a chi vuole passare dalla comprensione intuitiva al rigore formale. <a href="https://www.amazon.it/dp/8891910651?tag=consulenzeinf-21&amp;ascsubtag=la-distribuzione-t-e-il-test-delle-ipotesi" rel="nofollow sponsored noopener" target="_blank">Amazon</a></p>
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		<title>Il test delle ipotesi: come stabilire se un risultato è dovuto al caso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 15:12:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[statistica]]></category>
		<category><![CDATA[alpha]]></category>
		<category><![CDATA[errore di seconda specie]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[test delle ipotesi]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbiamo due title tag in A/B test su una pagina prodotto. La variante A genera 127 clic su 4.000 impression (CTR 3,17%), la variante B 152 clic su 4.000 impression (CTR 3,80%). Una differenza di 25 clic in più. È un risultato reale o semplice rumore del campione? Domande come questa — questa differenza è &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/il-test-delle-ipotesi/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il test delle ipotesi: come stabilire se un risultato è dovuto al caso"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo due title tag in A/B test su una pagina prodotto. La variante A genera 127 clic su 4.000 impression (CTR 3,17%), la variante B 152 clic su 4.000 impression (CTR 3,80%). Una differenza di 25 clic in più. È un risultato reale o semplice rumore del campione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domande come questa — <em>questa differenza è dovuta al caso?</em> — nascono in continuazione in ogni attività basata su dati. Il <strong>test delle ipotesi</strong> è la procedura statistica che ci permette di rispondere con metodo, distinguendo i risultati dovuti a un fenomeno reale da quelli che sono soltanto effetto del caso.</p>



<span id="more-1190"></span>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Di cosa parleremo</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="#che-cose-un-test-delle-ipotesi">Che cos&#8217;è un test delle ipotesi</a></li><li><a href="#ipotesi-nulla-e-alternativa">Cosa sono l&#8217;ipotesi nulla e l&#8217;ipotesi alternativa</a></li><li><a href="#errori-di-i-e-ii-tipo">Cosa sono gli errori di I e II tipo</a></li><li><a href="#test-a-una-coda-o-a-due-code">Test a una coda o a due code: quale scegliere</a></li><li><a href="#la-procedura-in-cinque-passaggi">Qual è la procedura in cinque passaggi</a></li><li><a href="#un-esempio-seo-ab-test-su-ctr">Un esempio SEO: l&#8217;A/B test sui title tag</a></li><li><a href="#il-p-value">Cosa ci dice il p-value</a></li><li><a href="#la-potenza-del-test">Cosa misura la potenza del test</a></li><li><a href="#la-dimensione-campionaria">Come determinare la dimensione campionaria</a></li><li><a href="#domande-frequenti">Domande frequenti</a></li><li><a href="#prova-tu">Prova tu</a></li><li><a href="#per-approfondire">Per approfondire</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In sintesi:</strong> il <strong>test delle ipotesi</strong> è una procedura statistica che risponde a una domanda precisa: il risultato che osserviamo nel campione è dovuto al caso oppure a un fenomeno reale? Si parte dall&#8217;ipotesi nulla (non c&#8217;è effetto), si raccolgono i dati e si calcola il p-value. Se il p-value scende sotto la soglia prefissata, il caso non è una spiegazione plausibile e rifiutiamo l&#8217;ipotesi nulla.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos&#8217;è un test delle ipotesi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vita di tutti i giorni, dobbiamo spesso prendere decisioni basate su informazioni incomplete. Un nuovo title genera qualche clic in più: è il title a funzionare meglio, o è stata semplicemente una settimana fortunata?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>test delle ipotesi</strong> è una procedura statistica che ci consente di porre un quesito sulla base di informazioni campionarie, al fine di raggiungere una decisione basata sui dati.</p>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>In termini più chiari e diretti: la mia scoperta sperimentale è dovuta al caso? <strong>Il test delle ipotesi è una procedura statistica per verificare se il caso sia una spiegazione plausibile di un risultato sperimentale.</strong></p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza tra <strong>probabilità</strong> e <strong>inferenza</strong> è il punto di partenza:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Se <strong>conosciamo i dati della popolazione</strong> e vogliamo sapere qual è la probabilità di un dato risultato, siamo nel campo della <em>probabilità</em>.</li><li>Se da un <strong>campione</strong> cerchiamo di risalire ai valori della popolazione, siamo nell&#8217;<em>inferenza</em>. Il test delle ipotesi è lo strumento principale dell&#8217;inferenza statistica.</li></ul>



<h2 class="wp-block-heading" id="ipotesi-nulla-e-alternativa">Cosa sono l&#8217;ipotesi nulla e l&#8217;ipotesi alternativa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel test delle ipotesi abbiamo sempre da soppesare due ipotesi. Lo <em>status quo</em> è chiamato <strong>ipotesi nulla</strong>, simbolo H₀. È l&#8217;ipotesi che non ci sia effetto, che non ci sia differenza, che tutto sia dovuto al caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che facciamo è testare l&#8217;ipotesi nulla contro un&#8217;<strong>ipotesi alternativa</strong>, simbolo Hₐ — che è, in genere, l&#8217;ipotesi a cui crediamo o che vogliamo dimostrare.</p>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p><em>N.B. In molti contesti sperimentali l&#8217;ipotesi alternativa rappresenta l&#8217;effetto che stiamo cercando di verificare.</em></p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliamo poi un <strong>livello di significatività</strong> o <strong>alpha level</strong>, indicato con α. Lo standard comune è α = 0,05, che corrisponde a un <strong>livello di confidenza del 95%</strong>. In base all&#8217;alpha level possiamo stabilire la o le <strong>regioni critiche</strong>: le zone della distribuzione campionaria in cui, se cade il nostro risultato, rifiutiamo l&#8217;ipotesi nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se il valore che otteniamo cade in una regione critica, abbiamo evidenze statistiche sufficienti per rifiutare H₀ a favore di H₁.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading" id="errori-di-i-e-ii-tipo">Cosa sono gli errori di I e II tipo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato del test, ovviamente, non costituisce una certezza. Possiamo incorrere in due tipi di errore:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Errore di I tipo</strong>: rifiutare l&#8217;ipotesi nulla quando in realtà è vera. La probabilità di commettere questo errore è esattamente α, il livello di significatività che abbiamo fissato.</li><li><strong>Errore di II tipo</strong>: non rifiutare l&#8217;ipotesi nulla quando in realtà è falsa. La probabilità di questo errore si indica con β, e dipende da diversi fattori (dimensione del campione, entità dell&#8217;effetto reale, livello di α).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo più chiaro per visualizzare i due tipi di errore è questa tabella:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/typeItypeIIerrors-1024x412.png" alt="Tabella errori I e II tipo"/><figcaption class="wp-element-caption">Tabella errori I e II tipo</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcolo della probabilità di incorrere in un errore di II tipo non è diretto come quello dell&#8217;errore di I tipo. Lo affronteremo tra poco, quando parleremo di potenza del test.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="test-a-una-coda-o-a-due-code">Test a una coda o a due code: quale scegliere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il test può essere a <strong>una coda</strong>, quando l&#8217;ipotesi alternativa è direzionale (ad esempio &#8220;la media è maggiore di&#8221; oppure &#8220;la media è minore di&#8221;), oppure a <strong>due code</strong>, quando l&#8217;ipotesi alternativa è semplicemente &#8220;diverso da&#8221;:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/test-regioni-critiche.png" alt="Regioni critiche: una coda e due code"/><figcaption class="wp-element-caption">Regioni critiche: una coda e due code</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;ipotesi a una coda, tutta la regione critica è concentrata su un lato della distribuzione. Nel test a due code, la regione critica è suddivisa in due code simmetriche, ciascuna con area α/2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta tra una coda e due code va fatta <strong>prima</strong> di raccogliere i dati, in base alla domanda di ricerca. Se vogliamo sapere solo se B è <em>diverso</em> da A, usiamo due code. Se vogliamo sapere se B è <em>migliore</em> di A, usiamo una coda (destra).</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="la-procedura-in-cinque-passaggi">Qual è la procedura in cinque passaggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sequenza operativa del test delle ipotesi si riassume in cinque passaggi:</p>



<ol class="wp-block-list"><li><strong>Stabilisco l&#8217;ipotesi nulla H₀ e l&#8217;ipotesi alternativa Hₐ.</strong></li><li><strong>Fisso il livello di significatività α</strong> (di solito 0,05).</li><li><strong>Scelgo la distribuzione appropriata</strong>: normale (z) o t di Student.</li><li><strong>Raccolgo i dati e calcolo la statistica test.</strong></li><li><strong>Traggo le conclusioni</strong>: rifiuto o non rifiuto H₀.</li></ol>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta tra distribuzione normale e t dipende da:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Conosco la deviazione standard σ della popolazione? Se sì, uso la normale.</li><li>Il campione è sufficientemente numeroso (n &gt; 30)? Se sì, posso usare la normale anche senza conoscere σ (grazie al <a href="https://www.gironi.it/blog/teorema-del-limite-centrale/">teorema del limite centrale</a>).</li><li>Se la risposta a entrambe è no, uso la <strong>distribuzione t di Student</strong>, di cui parliamo <a href="https://www.gironi.it/blog/la-distribuzione-t-e-il-test-delle-ipotesi/">nell&#8217;articolo dedicato</a>.</li></ul>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>n.b. quando il campione diventa numeroso, la distribuzione t approssima sempre di più la normale. Per n &gt; 30 la differenza è trascurabile.</p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading" id="un-esempio-seo-ab-test-su-ctr">Un esempio SEO: come leggere un A/B test sui CTR</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ripartiamo dall&#8217;esempio dell&#8217;inizio. Abbiamo messo in A/B test due title tag:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Variante A</strong>: 127 clic su 4.000 impression → CTR 3,17%</li><li><strong>Variante B</strong>: 152 clic su 4.000 impression → CTR 3,80%</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza è di 25 clic, pari a 0,63 punti percentuali. È un effetto reale o rumore?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguiamo i cinque passaggi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Ipotesi</h3>



<ul class="wp-block-list"><li>H₀: il CTR di B è uguale al CTR di A (differenza = 0)</li><li>Hₐ: il CTR di B è maggiore del CTR di A (differenza &gt; 0, test a una coda)</li></ul>



<h3 class="wp-block-heading">2. Livello di significatività</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Fissiamo α = 0,05 (il livello standard).</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Distribuzione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per proporzioni, la distribuzione campionaria della differenza sotto H₀ è approssimativamente normale (il TLC ci garantisce che con n = 4.000 possiamo stare tranquilli). Usiamo il <strong>test z per due proporzioni</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Calcolo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In R:</p>



<pre class="wp-block-code"><code># Dati
n &lt;- 4000
clic_A &lt;- 127; clic_B &lt;- 152

# Proporzione pooled sotto H0
p0 &lt;- (clic_A + clic_B) / (2 * n)      # 0.034875

# Errore standard della differenza
se &lt;- sqrt(p0 * (1 - p0) * (1/n + 1/n))  # ~0.00410

# Z-score osservato
z_oss &lt;- (clic_B/n - clic_A/n) / se      # ~2.22
z_oss</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Output:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>[1] 2.224</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore z osservato è 2,22, cioè la differenza tra i due CTR si trova a più di due deviazioni standard dal valore atteso sotto H₀ (zero). La figura mostra la posizione del valore osservato rispetto alla distribuzione campionaria:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/test-pvalue.png" alt="Test z per differenza CTR"/><figcaption class="wp-element-caption">Test z per differenza CTR</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;area rossa a destra della linea blu tratteggiata è il <strong>p-value</strong>: la probabilità di osservare una differenza pari o superiore a quella ottenuta, assumendo che H₀ sia vera.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Conclusione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il p-value è circa 0,013, inferiore alla soglia α = 0,05. <strong>Rifiutiamo l&#8217;ipotesi nulla</strong>: la differenza è statisticamente significativa. La variante B produce un CTR superiore alla variante A, e il caso non è una spiegazione plausibile del risultato.</p>



<pre class="wp-block-code"><code># Calcolo del p-value (test a una coda destra)
p_val &lt;- 1 - pnorm(z_oss)
p_val</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Output:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>[1] 0.0131</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo verificare il risultato anche con il comando built-in di R:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>prop.test(c(127, 152), c(4000, 4000), alternative = "greater", correct = FALSE)</code></pre>



<h2 class="wp-block-heading" id="il-p-value">Cosa ci dice il p-value</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>p-value</strong> è la probabilità di ottenere un risultato uguale o più estremo di quello osservato, assumendo che l&#8217;ipotesi nulla sia vera. Un p-value piccolo indica che il risultato osservato è improbabile sotto H₀, e quindi ci porta a rifiutarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valori critici di z per i livelli di significatività più comuni:</p>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Livello α</th><th>Una coda</th><th>Due code</th></tr></thead><tbody><tr><td>0,05</td><td>±1,645</td><td>±1,960</td></tr><tr><td>0,01</td><td>±2,326</td><td>±2,576</td></tr></tbody></table></figure>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>Attenzione: il p-value non è la probabilità che H₀ sia vera. È la probabilità dei dati <em>dato</em> H₀, non la probabilità di H₀ <em>dati</em> i dati. La differenza è sottile ma fondamentale — ed è la stessa che separa l&#8217;inferenza frequentista da quella bayesiana.</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#f5f7f9;margin-top:2.5rem;margin-bottom:2.5rem;padding-top:1.5rem;padding-right:1.5rem;padding-bottom:1.5rem;padding-left:1.5rem"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p><strong>Il test delle ipotesi non dimostra che H₀ sia vera o falsa.</strong> Misura soltanto quanto i dati osservati siano compatibili con H₀. Un p-value piccolo ci dice che i dati sono improbabili sotto H₀ — non che H₀ sia improbabile. È una distinzione epistemologica che sembra un vezzo da statistici, ma è il punto esatto in cui l&#8217;inferenza scientifica si separa dal prendere i desideri per realtà.</p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading" id="la-potenza-del-test">Cosa misura la potenza del test</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel test delle ipotesi la <strong>potenza</strong> è la probabilità di rifiutare correttamente l&#8217;ipotesi nulla quando è falsa. In formula: potenza = 1 − β, dove β è la probabilità di errore di II tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza dipende da quattro fattori:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>La dimensione dell&#8217;effetto</strong>: più l&#8217;effetto reale è grande, più facile rilevarlo</li><li><strong>La dimensione del campione</strong>: più dati abbiamo, maggiore è la potenza</li><li><strong>Il livello di significatività α</strong>: abbassare α riduce la potenza</li><li><strong>La variabilità dei dati</strong>: meno variabilità, maggiore potenza</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendiamo l&#8217;esempio del test su CTR. Il nostro test con n = 4.000 per variante ha rilevato una differenza di circa 0,63 punti percentuali. Ma se l&#8217;effetto reale fosse più piccolo, diciamo 0,3 punti percentuali, quanta potenza avremmo avuto?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.gironi.it/blog/wp-content/uploads/2026/07/test-potenza.png" alt="Curva di potenza"/><figcaption class="wp-element-caption">Curva di potenza</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La curva mostra la potenza al variare del valore alternativo della proporzione (μₐ). Con n = 4.000 e α = 0,05, per rilevare una differenza corrispondente a μₐ = 4,5% (cioè una differenza di 1,5 punti percentuali), la potenza è circa il 76%. Per il nostro effetto osservato (3,80% ≈ 0,8 punti percentuali sopra il 3%), la potenza è più bassa, intorno al 50% — abbiamo cioè una probabilità su due di commettere un errore di II tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vogliamo aumentare la potenza, dobbiamo aumentare il campione. Il calcolatore di sample size ci aiuta a determinare quanti dati servono:</p>



<pre class="wp-block-code"><code># Potenza per diverse dimensioni campionarie
# Usando pwr package
library(pwr)
pwr.2p.test(h = ES.h(0.038, 0.0317),   # effect size per proporzioni
            n = 4000, sig.level = 0.05, alternative = "greater")</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Output:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>     Difference of proportion power calculation for binomial distribution

              h = 0.0497
              n = 4000
      sig.level = 0.05
          power = 0.5346
    alternative = greater</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza del nostro test è circa il 53%: poco sopra una moneta. Se l&#8217;effetto reale è di questa dimensione, abbiamo quasi una probabilità su due di non rilevarlo. Per arrivare all&#8217;80% di potenza (lo standard considerato accettabile), dovremmo quasi triplicare il campione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi l&#8217;articolo dedicato a <a href="https://www.gironi.it/blog/effect-size-e-power-analysis/">effect size e power analysis</a> per una trattazione completa.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="la-dimensione-campionaria">Come determinare la dimensione campionaria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di lanciare un test, possiamo determinare la dimensione del campione necessaria specificando:</p>



<ol class="wp-block-list"><li>Il valore atteso sotto H₀</li><li>Il valore alternativo che consideriamo importante</li><li>Il livello di significatività α</li><li>La potenza desiderata (di solito 80%)</li><li>La variabilità dei dati</li></ol>



<p class="wp-block-paragraph">In R, usando <code>pwr</code>:</p>



<pre class="wp-block-code"><code># Quante impression servono per rilevare una differenza
# da 3,2% a 3,8% con potenza 80%?
pwr.2p.test(h = ES.h(0.038, 0.032),
            power = 0.80, sig.level = 0.05,
            alternative = "greater")</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Output:</p>



<pre class="wp-block-code"><code>     Difference of proportion power calculation

              h = 0.0336
              n = 13749.56
      sig.level = 0.05
          power = 0.80
    alternative = greater</code></pre>



<p class="wp-block-paragraph">Servono circa <strong>13.750 impression per variante</strong> per avere l&#8217;80% di probabilità di rilevare una differenza di 0,6 punti percentuali di CTR. Questo è esattamente il tipo di analisi che va fatta <strong>prima</strong> di lanciare un test, non dopo aver visto i risultati. Puoi usare anche il nostro <a href="https://www.gironi.it/blog/calcolatore-sample-size-ab-test/">calcolatore di sample size</a> per fare queste valutazioni in modo interattivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="domande-frequenti">Domande frequenti</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Che cos&#8217;è un test delle ipotesi?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il test delle ipotesi è una procedura statistica che verifica se il caso sia una spiegazione plausibile di un risultato osservato. Confrontiamo ciò che vediamo nel campione con ciò che ci aspetteremmo se l&#8217;ipotesi nulla fosse vera.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa significa &#8220;statisticamente significativo&#8221;?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un risultato è statisticamente significativo quando è poco probabile che sia dovuto al caso: in pratica, quando il p-value scende sotto il livello di significatività scelto, di solito α = 0,05. Attenzione però: la significatività statistica non misura l&#8217;importanza pratica del risultato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa differenzia l&#8217;ipotesi nulla da quella alternativa?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ipotesi nulla (H₀) afferma che non c&#8217;è effetto: le due versioni si comportano allo stesso modo. L&#8217;ipotesi alternativa (H₁) afferma che c&#8217;è una differenza. Il test non dimostra la verità di un&#8217;ipotesi: decide se i dati bastano a rifiutare H₀.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che differenza c&#8217;è tra p-value e livello di significatività?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il livello di significatività α è la soglia che scegliamo in anticipo (di solito 0,05): è la probabilità massima di errore di I tipo che accettiamo. Il p-value è invece calcolato sui dati ed esprime la probabilità di osservare un risultato almeno così estremo, assumendo che H₀ sia vera. Rifiutiamo H₀ quando p-value ≤ α.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando serve una dimensione campionaria più grande?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per rilevare effetti piccoli, ottenere una potenza più alta (es. 90% invece di 80%) o ridurre il livello di significatività. Nell&#8217;esempio dell&#8217;articolo servono circa 13.750 impression per variante per rilevare un aumento di CTR da 3,2% a 3,8% con potenza 80%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il test delle ipotesi può sbagliare?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, in due modi: l&#8217;errore di I tipo (rifiutare H₀ quando è vera) e l&#8217;errore di II tipo (non rifiutare H₀ quando è falsa). Il livello α controlla il primo; la potenza del test, che vorremmo attorno all&#8217;80%, è la probabilità di evitare il secondo.</p>



<script type="application/ld+json">{"@context": "https://schema.org", "@type": "FAQPage", "mainEntity": [{"@type": "Question", "name": "Che cos'è un test delle ipotesi?", "acceptedAnswer": {"@type": "Answer", "text": "Il test delle ipotesi è una procedura statistica che verifica se il caso sia una spiegazione plausibile di un risultato osservato. Confrontiamo ciò che vediamo nel campione con ciò che ci aspetteremmo se l'ipotesi nulla fosse vera."}}, {"@type": "Question", "name": "Cosa significa \"statisticamente significativo\"?", "acceptedAnswer": {"@type": "Answer", "text": "Un risultato è statisticamente significativo quando è poco probabile che sia dovuto al caso: in pratica, quando il p-value scende sotto il livello di significatività scelto, di solito α = 0,05. Attenzione però: la significatività statistica non misura l'importanza pratica del risultato."}}, {"@type": "Question", "name": "Cosa differenzia l'ipotesi nulla da quella alternativa?", "acceptedAnswer": {"@type": "Answer", "text": "L'ipotesi nulla (H₀) afferma che non c'è effetto: le due versioni si comportano allo stesso modo. L'ipotesi alternativa (H₁) afferma che c'è una differenza. Il test non dimostra la verità di un'ipotesi: decide se i dati bastano a rifiutare H₀."}}, {"@type": "Question", "name": "Che differenza c'è tra p-value e livello di significatività?", "acceptedAnswer": {"@type": "Answer", "text": "Il livello di significatività α è la soglia che scegliamo in anticipo (di solito 0,05): è la probabilità massima di errore di I tipo che accettiamo. Il p-value è invece calcolato sui dati ed esprime la probabilità di osservare un risultato almeno così estremo, assumendo che H₀ sia vera. Rifiutiamo H₀ quando p-value ≤ α."}}, {"@type": "Question", "name": "Quando serve una dimensione campionaria più grande?", "acceptedAnswer": {"@type": "Answer", "text": "Per rilevare effetti piccoli, ottenere una potenza più alta (es. 90% invece di 80%) o ridurre il livello di significatività. Nell'esempio dell'articolo servono circa 13.750 impression per variante per rilevare un aumento di CTR da 3,2% a 3,8% con potenza 80%."}}, {"@type": "Question", "name": "Il test delle ipotesi può sbagliare?", "acceptedAnswer": {"@type": "Answer", "text": "Sì, in due modi: l'errore di I tipo (rifiutare H₀ quando è vera) e l'errore di II tipo (non rifiutare H₀ quando è falsa). Il livello α controlla il primo; la potenza del test, che vorremmo attorno all'80%, è la probabilità di evitare il secondo."}}]}</script>



<h2 class="wp-block-heading" id="prova-tu">Prova tu</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un test A/B su una landing page ha raccolto i seguenti dati:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Versione A</strong>: 84 conversioni su 3.200 sessioni (tasso 2,62%)</li><li><strong>Versione B</strong>: 106 conversioni su 3.200 sessioni (tasso 3,31%)</li></ul>



<ol class="wp-block-list"><li>Formula le ipotesi nulla e alternativa per un test a una coda (destra).</li><li>Calcola lo z-score e il p-value in R (suggerimento: <code>prop.test</code>).</li><li>La differenza è statisticamente significativa al livello α = 0,05?</li><li>Con 3.200 sessioni per variante, quale potenza ha il test per rilevare un effetto di 0,7 punti percentuali? (suggerimento: <code>pwr.2p.test</code>)</li><li>Quante sessioni servirebbero per avere una potenza dell&#8217;80%?</li></ol>



<h2 class="wp-block-heading" id="per-approfondire">Per approfondire</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una trattazione completa e rigorosa del test delle ipotesi, con esercizi e tutti i passaggi formali, il manuale di riferimento in italiano è <a href="https://www.amazon.it/dp/8891910651?tag=consulenzeinf-21&amp;ascsubtag=il-test-delle-ipotesi" rel="nofollow sponsored noopener" target="_blank"><em>Statistica</em></a> di Newbold, Carlson e Thorne. Per un approccio più applicato e direttamente utilizzabile in ambito SEO, vedi anche <a href="https://www.amazon.it/dp/1108724264?tag=consulenzeinf-21&amp;ascsubtag=il-test-delle-ipotesi" rel="nofollow sponsored noopener" target="_blank"><em>Trustworthy Online Controlled Experiments</em></a> di Kohavi, Tang e Xu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo fa parte del percorso <a href="https://www.gironi.it/blog/inferenza-statistica/">«L&#8217;inferenza statistica»</a>, la guida ragionata agli articoli su test, intervalli di confidenza e presa di decisioni basate sui dati.</p>
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