e tutto quello che scivola attorno si muove con lentezza. Gli abbracci morbidi e le fatiche minime. Tutte le parole trattenute nel respiro e il calore che inalo e custodisco nella macchia calda del letto. Il paese livido che non è il mio. Il sole che mi soffia in faccia e mi porta nelle palpebre abbassate colori in arrivo sui prati. Pause caffè o the’ oppure di sole parole. Il desiderio di cucinare biscotti. Telefonate e mail di finto lavoro. L’incertezza per domani, ma domani chissà. Isolarsi dalle radio che idiotizzano o fanno cinici, secchi dentro. Guardare krishna e la croce, e pascal che gioca a dadi dopo averli truccati. I token ticchettano e si desincronizzano. Le operatrici dei call-center di ditte milanesi parlano in sardo e pensi che hanno quell’incanto la’ fuori e sono lì dentro. E vorresti dir loro: fuori tutti. Amo il terrazzino un metro per tre con il rosmarino che annaspa ma ancora vive, malgrado il freddo pungente. Lo cimo con delicatezza, sarà aroma di una nuova focaccia. I giochi su cui inciampo imprecando. Zorro con il braccio rotto e il pensiero di quale sarà la colla giusta da usare. Le tasche senza soldi. I francobolli ritagliati da amici e parenti. I capelli bianchi e il giornale di ieri ancora da leggere. Il giorno scorre, oppure non è mai cominciato, o forse ho vissuto già tutta una vita.
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