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	<title>pensieri &#8211; paologironi blog</title>
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	<description>Appunti sparsi di (retro) informatica, analisi dei dati, statistica, seo, e cose che cambiano</description>
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		<title>Una specie di ritorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 08:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[family room]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[Tornare in treno la sera, prendere una corriera nella notte. La sala di attesa, guardare le storie degli altri.Si seguono percorsì così, tornando all’inizio per strade diverse. Tutto diverso nella sostanza, però i percorsi sono anelli. Piste su cui si orbita, attorno a un centro imperscrutabile. Mi leggo a tratti, nei volti degli altri.]]></description>
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<p>

Tornare in treno la sera, prendere una corriera nella notte. La sala di attesa, guardare le storie degli altri.<br>Si seguono percorsì così, tornando all’inizio per strade diverse. Tutto diverso nella sostanza, però i percorsi sono anelli. Piste su cui si orbita, attorno a un centro imperscrutabile. Mi leggo a tratti, nei volti degli altri.

</p>
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		<title>Il tacchino di Russell</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2017 10:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[fallacia]]></category>
		<category><![CDATA[Hume]]></category>
		<category><![CDATA[induzione]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;approccio contemporaneo all&#8217;informazione mi ha fatto tornare in mente la storia del tacchino induttivista di Bertrand Russell, sempre attuale, ora più che mai. Ricordo di averlo trovato qualche anno fa in un libro di Taleb. La storia suona così. Un tacchino decide di formarsi una visione del mondo basata sul metodo scientifico. Fin dal primo &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/il-tacchino-di-russell/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il tacchino di Russell"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;approccio contemporaneo all&#8217;informazione mi ha fatto tornare in mente la storia del tacchino induttivista di Bertrand Russell, sempre attuale, ora più che mai. <span id="more-549"></span>Ricordo di averlo trovato qualche anno fa in un libro di Taleb.</p>
<p>La storia suona così.<br />
Un tacchino decide di formarsi una visione del mondo basata sul metodo scientifico. Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista eseguì altre osservazioni in un<span class="text_exposed_show">a vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché elaborò un&#8217;inferenza precisa: &#8220;Mi danno sempre il cibo e sempre alle 9 del mattino&#8221;.<br />
Era quindi una regola generale della vita quella di essere sfamati quotidianamente da membri amichevoli della razza umana che, come direbbe un politico, &#8220;pensavano al suo interesse&#8221;.<br />
Alla vigilia del giorno del ringraziamento, accadde una cosa imprevista, che spinse il tacchino a rivedere le sue idee&#8230;</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p>La fiducia del tacchino si è rafforzata con il crescere dei pasti amichevoli, e questo senso di sicurezza ha raggiunto il massimo proprio nel momento in cui il rischio era maggiore.</p>
<p>Questa storia mostra quello che viene chiamato &#8220;problema dell&#8217;inferenza&#8221;, un pallino del buon vecchio Hume.<br />
Sembra una storiella per appassionati di filosofia o statistica, io penso sia molto, molto reale.</p>
</div>
<h4>Per approfondire</h4>
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</iframe></div>
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		<title>Ti sembra normale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:09:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[vedanta]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono momenti in cui un uomo deve essere un uomo, ti dicono in soldoni. Cioè deve fare quello che a un uomo è richiesto. Il motore. Roba da uomini. E allora ci accingiamo a essere normali.Oggi ho fatto un pensiero davvero abissale, più abissale dell’eterno ritorno di Nietzsche. Ho immaginato che il reale fosse &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/ti-sembra-normale/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ti sembra normale"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono momenti in cui un uomo deve essere un uomo, ti dicono in soldoni. Cioè deve fare quello che a un uomo è richiesto. Il motore. Roba da uomini. E allora ci accingiamo a essere normali.<br>Oggi ho fatto un pensiero davvero abissale, più abissale dell’eterno ritorno di Nietzsche. Ho immaginato che il reale fosse davvero reale. Ma è stato solo un attimo. </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Mentre lievita il pane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 15:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[family room]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi appresto a fare cose tipo digitare su di un computer delle stringhe che dovrebbero essere un lavoro. Ma ho impastato la farina con il lievito, e in cucina qualcosa di vivo sta accadendo. Quando l’assurdità dell’intorno si fa cerchio chiuso, perimetro che ti racchiude, solo l’atto di impastare ti permette di forare la guaina, &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/mentre-lievita-il-pane/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Mentre lievita il pane"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi appresto a fare cose tipo digitare su di un computer delle stringhe che dovrebbero essere un lavoro. Ma ho impastato la farina con il lievito, e in cucina qualcosa di vivo sta accadendo. Quando l’assurdità dell’intorno si fa cerchio chiuso, perimetro che ti racchiude, solo l’atto di impastare ti permette di forare la guaina, di passare al di là, per un poco. Perchè il pane è cosa viva che lavori con le tue dita e si fa massa elastica, dormiente all’apparenza e poi viva.&nbsp;</p>



<span id="more-929"></span>



<p>Perchè quella massa odora di birra e di caldo, ed è poi polpa giallognola che spezzi con le mani e dai ad altri, che la portano dentro di sè. E’ frutto di terra e delle tue dita, è odore di risveglio e promessa di coperta calda. E’ un senso, un’ancora, un frutto. Digito stringhe, ascolto nel silenzio qualcosa che cresce. </p>
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		<title>Wittgenstein &#8211; Sulla certezza &#8211; 159</title>
		<link>https://www.gironi.it/blog/sulla-certezza-159/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2011 13:16:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>
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					<description><![CDATA[159. As children we learn facts; e.g., that every human being has a brain, and we take them on trust. I believe that there is an island, Australia, of such-and-such a shape, and so on and so on; I believe that I had great-grandparents, that the people who gave themselves out as my parents really &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/sulla-certezza-159/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Wittgenstein &#8211; Sulla certezza &#8211; 159"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>159. As children we learn facts; e.g., that every human being has a brain, and we take them on trust. I believe that there is an island, Australia, of such-and-such a shape, and so on and so on; I believe that I had great-grandparents, that the people who gave themselves out as my parents really were my parents, etc. This belief may never have been expressed; even the thought that it was so, never thought.&nbsp;</p>



<span id="more-957"></span>



<p>159. Da bambini impariamo certi fatti, per esempio che ogni uomo ha un cervello, e li accettiamo fiduciosamente. Io credo che esiste un’isola, l’Australia, che ha questa determinata configurazione così e così, e via dicendo; io credo di aver avuto dei bisnonni, e che le persone che si facevano passare per miei genitori fossero davvero i miei genitori, ecc. Può darsi che questa credenza non sia mai stata espressa, e addirittura il pensiero, che le cose stanno davvero così, non sia neppure mai stato pensato.</p>



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		<title>Mentre cadevo a terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 13:19:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[Bergson]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre cadevo a terra, dopo aver inciampato come un idiota contro la zampa di un dondolo, ho pensato di non voler cadere. Ho chiesto al mio corpo di non cadere, ma la gravità è più forte del nostro pensiero, a giudicare dalle escoriazioni. Ho pensato un mucchio di cose, mentre scivolavo. Bergson non aveva tutti &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/mentre-cadevo-a-terra/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Mentre cadevo a terra"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>

Mentre cadevo a terra, dopo aver inciampato come un idiota contro la zampa di un dondolo, ho pensato di non voler cadere. Ho chiesto al mio corpo di non cadere, ma la gravità è più forte del nostro pensiero, a giudicare dalle escoriazioni. Ho pensato un mucchio di cose, mentre scivolavo. Bergson non aveva tutti i torti dopotutto. Ho notato che la scarpa destra aveva un piccolo buco, che la cancellata ha bisogno di una mano di vernice perchè sta affiorando la ruggine; che se proprio si deve cadere, di spalla è meglio. E poi, un raggio di sole mi ha impedito di spalancare bene gli occhi, e sotto le palpebre semiabbassate ho avvertito una sensazione di caldo.

</p>
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		<title>Il lungo giorno comincia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 13:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[francobolli]]></category>
		<category><![CDATA[Krishna]]></category>
		<category><![CDATA[Pascal]]></category>
		<category><![CDATA[Zorro]]></category>
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					<description><![CDATA[e tutto quello che scivola attorno si muove con lentezza. Gli abbracci morbidi e le fatiche minime. Tutte le parole trattenute nel respiro e il calore che inalo e custodisco nella macchia calda del letto. Il paese livido che non è il mio. Il sole che mi soffia in faccia e mi porta nelle palpebre &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/il-lungo-giorno-comincia/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il lungo giorno comincia"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>

e tutto quello che scivola attorno si muove con lentezza. Gli abbracci morbidi e le fatiche minime. Tutte le parole trattenute nel respiro e il calore che inalo e custodisco nella macchia calda del letto. Il paese livido che non è il mio. Il sole che mi soffia in faccia e mi porta nelle palpebre abbassate colori in arrivo sui prati. Pause caffè o the’ oppure di sole parole. Il desiderio di cucinare biscotti. Telefonate e mail di finto lavoro. L’incertezza per domani, ma domani chissà. Isolarsi dalle radio che idiotizzano o fanno cinici, secchi dentro. Guardare krishna e la croce, e pascal che gioca a dadi dopo averli truccati. I token ticchettano e si desincronizzano. Le operatrici dei call-center di ditte milanesi parlano in sardo e pensi che hanno quell’incanto la’ fuori e sono lì dentro. E vorresti dir loro: fuori tutti. Amo il terrazzino un metro per tre con il rosmarino che annaspa ma ancora vive, malgrado il freddo pungente. Lo cimo con delicatezza, sarà aroma di una nuova focaccia. I giochi su cui inciampo imprecando. Zorro con il braccio rotto e il pensiero di quale sarà la colla giusta da usare. Le tasche senza soldi. I francobolli ritagliati da amici e parenti. I capelli bianchi e il giornale di ieri ancora da leggere. Il giorno scorre, oppure non è mai cominciato, o forse ho vissuto già tutta una vita.

</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Con le dita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 13:32:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[family room]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[pane]]></category>
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					<description><![CDATA[Il pane che oggi spezzo lo hanno fatto le mie dita. Il sorriso dei bimbi qui attorno l’ho provocato con una parola e un gesto. Due buchi sul muro, un filo teso a sostenere una tenda. Polvere e rumore premiati da un bacio leggero. Eccomi qui, con gli occhi che non mettono a fuoco, a &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/con-le-dita/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Con le dita"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il pane che oggi spezzo lo hanno fatto le mie dita. Il sorriso dei bimbi qui attorno l’ho provocato con una parola e un gesto. Due buchi sul muro, un filo teso a sostenere una tenda. Polvere e rumore premiati da un bacio leggero. Eccomi qui, con gli occhi che non mettono a fuoco, a cercare di trattenere il bene che mi scalda. Fuori è freddo, non importa. Lascio scivolare gli occhi sulle parole che rimano e mi appiccicano i pensieri. </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Credere di essere</title>
		<link>https://www.gironi.it/blog/credere-di-essere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 08:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[Simone Weil nei&#160;Quaderni: “Il nostro peccato consiste nel voler essere, e il nostro castigo è credere di essere. L’espiazione sta nel non voler più essere; la salvezza nel vedere che non siamo”. In qualche modo, questa è un’annotazione decisiva. In altri termini: questa frase, nella sua icasticità, tocca un punto che è realmente importante. Gira attorno all’inesprimibile, &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/credere-di-essere/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Credere di essere"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Simone Weil nei&nbsp;<em>Quaderni: “</em>Il nostro peccato consiste nel voler essere, e il nostro castigo è credere di essere. L’espiazione sta nel non voler più essere; la salvezza nel vedere che non siamo”.</p>



<p>In qualche modo, questa è un’annotazione <em>decisiva</em>. In altri termini: questa frase, nella sua icasticità, tocca un punto che è <em>realmente</em> importante. Gira attorno all’inesprimibile, delimitandone i bordi.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ventisei di febbraio</title>
		<link>https://www.gironi.it/blog/ventisei-di-febbraio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 08:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[family room]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[Troppe cose da fare davanti allo schermo e tutte, in fondo, inutili. La vita vista dal pc è un complesso di percorsi e traiettorie sbilenche per strade che non portano a null’altro che a perdersi. Il che, poi, è il fine segreto dell’essere in rete.Sono sempre combattuto circa il taglio da dare a una navigazione &#8230; <a href="https://www.gironi.it/blog/ventisei-di-febbraio/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ventisei di febbraio"</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>

Troppe cose da fare davanti allo schermo e tutte, in fondo, inutili. La vita vista dal pc è un complesso di percorsi e traiettorie sbilenche per strade che non portano a null’altro che a perdersi. Il che, poi, è il fine segreto dell’essere in rete.<br>Sono sempre combattuto circa il taglio da dare a una navigazione serale. La strada numero uno porta alla tranquillità quasi orientale del perl, il rifugio di sempre, l’estasi del codice. La seconda, si dipana tra paesi in rivolta e ordinari orrori italiani. Via di mezzo, se mai è possibile. E due righe sul blog, perchè no? Tanto per bilanciare con un post che non venga dal buio le tante parole sconnesse di questi mesi spezzati.<br>Sono io anche nelle mani indurite dall’impastare il pane e la focaccia per il pranzo e la cena. E vale la pena essere qui a portare una tartaruga dal veterinario, pesare un bambino e scoprire che sì, pesa ancora 24 chili e quindi è ancora, per un po’ almeno, piccolo. C’è l’abbraccio al mattino che profuma di emozione per una giornata da grandi e la riscoperta di un brandello di sonno. E persino qualche sogno tra gli incubi. C’è il mio corpo indurito, invecchiato, al quale rifilo una pacca bonaria e complice. E un desiderio feroce di sostare in attimi quieti, in una morbidezza inconsapevole, in una zona grigia. Perchè forse è il grigio il colore decisivo. Il piu’ comune, si dice, e invece il più raro.

</p>
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